Le urne si sono appena aperte ma Reggio Calabria ha già un nuovo primo cittadino. O almeno questa è la netta sensazione che ti arriva in faccia camminando per le vie del centro o della periferia. Francesco Cannizzaro – vice capogruppo di Forza Italia alla Camera, responsabile nazionale per il Sud del partito e segretario regionale in Calabria – sembra avere già la fascia tricolore addosso. E non solo per la naturale spocchia con cui il candidato parla già come se fosse sindaco da settimane, ma soprattutto per l’incredibile rassegnazione con cui i suoi avversari fanno i calcoli meticolosi nella speranza che al primo turno non vada oltre il 56% delle preferenze.

PERCHÉ A SFIDARE, se così si può dire, Cannizzaro ci sono ben tre candidati: Domenico Battaglia (Pd), sindaco facente funzioni uscente dopo l’elezione di Giuseppe Falcomatà al consiglio regionale, sostenuto dal centrosinistra senza Movimento 5 Stelle (che qui non riesce a presentare nemmeno una lista); Eduardo Lamberti Castronuovo, imprenditore della sanità e proprietario di una tv privata locale, spinto da due liste civiche centriste; Saverio Pazzano, civico di sinistra e consigliere comunale uscente del movimento “la Strada”. Tutte comparse, di fronte a “Ciccio” Cannizzaro, che per settimane ha costruito una campagna elettorale quasi macchiettistica, fatta di invocazioni alla «Madonna della consolazione», «benedizioni» del popolo, inaugurazioni di infrastrutture realizzate da altri, strali contro gli avversari (Bonelli il più bersagliato, perché, citazione testuale, «è litigato con l’italiano», inteso come lingua»), promesse di investimenti per progetti effimeri quanto poco credibili (cabinovie per collegare le zone collinari della città al mare, attrazione dei grandi vettori croceristici, costruzione di mega opere). Praticamente un luna park a cielo aperto in una città in cui manca l’acqua a ciclo continuo in molti quartieri, i neet che non studiano né lavorano sfiorano il 33% e il 24% dei cittadini espatria regolarmente fuori regione per potersi curare. Eppure, dopo 11 anni abbondanti di amministrazione di centrosinistra, sembra che i reggini abbiano voglia di voltare pagina, tornando ad abbracciare quella destra esuberante che nel primo decennio dei Duemila aveva provocato un dissesto finanziario certificato dalla Corte dei Conti (per 679 milioni di euro) e lo scioglimento del Comune per infiltrazioni mafiose («un atto politico che ha ammazzato la città», per l’aspirante sindaco).