Umberto Galimberti, uno dei massimi filosofi italiani, a Caserta per parlare de "L'Etica del Viandante – Spaesamento", teatro-convegno promosso con Rosso Vanvitelliano nell'ambito del ciclo di incontri di promozione culturale dell'associazione ALI della Mente, diretta dal drammaturgo Patrizio Ranieri Ciu.

L'incontro si è tenuto al Teatro Città di Pace della parrocchia del Santissimo Nome di Maria, guidata dal parroco don Carmine Ventrone.

"Spaesamento": titolo azzeccato per una città che di sé ha perso le coordinate da un pezzo. E Galimberti è andato dritto al punto: la fraternità come unica alternativa alla catastrofe. "L'uomo si è evoluto nel tempo, come gli animali, ma a differenza di questi ultimi ha la possibilità di evolversi anche culturalmente", spiega. E l'evoluzione culturale consiste in una cosa precisa: abbandonare la logica del nemico – "quella che ha portato dalla pietra alla bomba atomica" – per abbracciare la fraternità.

Sui traguardi ambientali il filosofo non fa sconti: "Quando sento che nel 2035 o nel 2050 otterremo certi obiettivi, penso: ma davvero ci credono che arriviamo a quelle date oppure non hanno idea di cosa sia la biosfera?".

Poi cita Francesco d'Assisi ribaltando la retorica abituale. Non la povertà, quella non era prerogativa esclusiva sua. La vera rivoluzione francescana fu un'altra: "Aveva capito che la fraternità doveva estendersi a tutte le cose del mondo. Fratello sole, sorella luna, fratello vento, sorella acqua. Tutti i diritti che l'uomo invoca sono dell'uomo, e tutti i viventi da cui l'uomo dipende non hanno diritti? Capito come deve iniziare a girare tutta la musica?".