di
Riccardo Bruno
Le manifestazioni per l'anniversario dell'attentato al giudice Falcone. La sorella Maria: «Ho perdonato Brusca, mia sorella non l'avrebbe fatto»
Era un sabato come oggi il 23 maggio 1992. Alle 17.58 di 34 anni fa, un’enorme carica di esplosivo causò la morte del giudice Giovanni Falcone, della moglie Francesco Morvillo e degli agenti di scorta Rocco Dicillo, Antonio Montinari e Vito Schifani. Con l’attentato a Paolo Borsellino, l’altro magistrato simbolo della lotta alla mafia, che avverrà appena 57 giorni dopo, rappresenterà il momento più grave dell’attacco di Cosa Nostra allo Stato. Ma anche il momento di svolta, la drammatica presa di coscienza di istituzioni e società civile che bisognava reagire. Per questo ogni 23 maggio a Palermo (e in tutta Italia) da 34 anni è qualcosa di più di un anniversario tragico.
Il messaggio di MattarellaLo ricorda bene il presidente della Repubblica Sergio Mattarella: «La data del 23 maggio ha segnato la storia della Repubblica. La strage di Capaci, manifestazione tra le più sanguinarie della disumanità mafiosa, fu un attacco di inedita ferocia contro la libertà e la dignità degli italiani». Aggiunge il capo dello Stato: «Nell'anniversario, il primo pensiero, commosso, va a Giovanni Falcone, a Francesca Morvillo e agli uomini della scorta, Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani, barbaramente uccisi in quel tragico giorno. A loro saranno sempre uniti, con lo stesso filo della memoria, i nomi di Paolo Borsellino, Emanuela Loi, Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Vincenzo Li Muli, Claudio Traina, vittime della medesima strategia eversiva e anch’essi testimoni fino al sacrificio estremo dei valori costituzionali incompatibili con le trame infami della mafia. Il 23 maggio rappresentò l'avvio della riscossa civile, per questo è divenuto per gli italiani “la Giornata della legalità”».










