Vittorio Brumotti si racconta a Ciao Maschio, ospite di Nunzia De Girolamo, in una conversazione intensa che parte dall’adolescenza, passa per la bicicletta trasformata in lavoro e arriva alla sua battaglia nelle piazze di spaccio e al ricordo di Diego Armando Maradona.
Nel corso dell’intervista, Brumotti torna alla prima immagine della sua adolescenza: il desiderio di una bicicletta da trial e i sacrifici dei genitori per comprargliela. «Mamma casalinga, papà carabiniere», racconta, ricordando come tredicesima e quattordicesima fossero state impegnate per quella bici. Un oggetto così prezioso che, confessa, «non volevo neanche consumarla».Da quella bicicletta nasce una promessa: trasformare la passione in una professione. «Mi sono promesso di trasformare la mia passione in una professione. Presto fatto è diventato un lavoro», racconta Brumotti. All’inizio, spiega, c’era anche il desiderio di aiutare i genitori: «Fare il matto, il parkour con la bicicletta invece che a piedi».
Poi, con il tempo, Brumotti capisce che non basta “trickeggiare”: «Era molto importante dialogare con le persone». Dopo dieci anni di inchieste sullo spreco di denaro pubblico, decide così di intraprendere una nuova battaglia: quella contro lo spaccio e le mafie. «Ho deciso di intraprendere la mia battaglia nelle piazze di spaccio e la lotta alle mafie. Sempre con una bicicletta».Brumotti racconta il senso del suo lavoro nelle periferie difficili: andare nei luoghi dello spaccio, attirare l’attenzione attraverso lo sport, anche facendo «un po’ il deficiente», e provare a bloccare per qualche minuto le piazze di spaccio. «Con le relative conseguenze», ammette. Ma qualcosa, dice, accadeva: «Funzionava. Qualcuno si affacciava, oltre che insultarmi, si ribellava». L’obiettivo era provare a ispirare qualche ragazzo e «fare una rivoluzione all’interno di queste periferie difficili, difficilissime».








