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Redazione Venezia
Aveva 89 anni ed era anche un appassionato ballerino. Un minuto di silenzio in tutti i ring italiani per ricordarlo
«C’era un tifo eccezionale, i romani erano impazziti, c’erano ventimila persone. Trovai il sudafricano Bekker e lo misi ko dopo due minuti con un gran gancio. Un trionfo». Francesco De Piccoli amava ricordare i Giochi del 1960 quando divenne il primo pugile italiano a conquistare un oro olimpico nei pesi massimi. Una vecchia foto in bianco e nero lo ritrae sorridente, il naso gonfio come un pugno e gli occhi luccicanti da campione olimpico, tra le facce di Nino Benvenuti e Franco Musso, gli altri due ori di Roma ‘60.
Ma il pugilato italiano piange oggi De Piccoli, annunciandone la morte avvenuta a 89 anni. Il veneziano era «Gigante buono» per tutti gli appassionati, tante vittorie ma anche qualche ko e la scarsa propensione ad incassare. Così, a soli 28 anni il ritiro, nonostante le sconfitte fossero solo quattro, e una vita da gestore della sua autoscuola a Mestre. «Mai pensato di rimanere nella boxe, nemmeno come allenatore», diceva. Una parabola iniziata a 17 anni, nel 1955, e finita circa dieci anni dopo, quando all’improvviso si è spenta la luce. Eppure la gloria di Roma non era stata poi così effimera. Negli occhi degli appassionati che da quegli anni facevano notte per i grandi incontri dagli Usa in diretta tv era rimasta infatti la finale olimpica: erano bastati poco più di 90 secondi per vincere la medaglia.






