Caro direttore, viste le reazioni di delusione (eufemismo) degli elettori sulla sua stessa pagina Facebook, siamo proprio sicuri che “lo smarcamento da Bibi e Trump” come sottotitolava anche il Gazzettino qualche giorno fa, invece che “recuperare nei sondaggi” non porti invece quantomeno ad un forte ridimensionamento del suo attuale elettorato? A meno che non sia convinta che in sostituzione di quello attuale, possa crescere un forte consenso da parte degli elettori che attualmente votano a sinistra. Dai commenti sembrerebbe proprio di no! Che senso ha allora perdere volontariamente parte del suo elettorato?
Angelo Campagner La risposta del direttore del Gazzettino Roberto Papetti Caro lettore, come prima cosa mi sento di risponderle che, considerati i risultati elettorali ottenuti da Fratelli d’Italia in questi anni, Giorgia Meloni ha dimostrato una non comune capacità di sintonizzarsi con l’elettorato, andando ben oltre i confini della destra tradizionale italiana. Quindi sarei prudente prima di dare per certo un «forte ridimensionamento» del suo bacino di voti. Naturalmente può essere che la premier, come qualcuno sostiene o spera, abbia ultimamente smarrito un po’ del suo tocco magico (l’esito negativo del referendum e la sua gestione ne sono un indizio) e faccia più fatica a intercettare e cogliere gli umori dell’elettorato. Ma non commetterei l’errore di identificare le reazioni del sanguigno popolo dei social o le invettive dei leoni da tastiera con l “sentiment” di un’opinione pubblica ben più vasta a cui inevitabilmente si rivolge la leader di un Paese e di un partito che rappresenta un terzo degli elettori italiani. Detto questo e pur essendo ben consapevole della precarietà di certe categorie della politica, mi fa anche sorridere che si possano considerare scelte “di sinistra” o si accusi la premier di “svolta a sinistra” perché ha preso nettamente le distanze da Trump dopo gli scomposti attacchi al Papa del presidente Usa o per le sue posizioni sempre più anti-europee. O perché, ancora, si è subito dissociata con forza dalle scellerate e indegne esibizioni del ministro israeliano Ben Gvir sul caso Flotilla. Cosa doveva fare, di diverso, Giorgia Meloni secondo i suoi critici? Far finta di nulla o appoggiare comunque Trump e Netanyahu? Non smarcarsi da loro, come abbiamo sintetizzato nel nostro titolo, perché la sinistra, da sempre, li detesta e li attacca e quindi, solo per questo, vanno difesi e non attaccati? Mi pare uno strano modo di concepire la politica. Manicheo e fanatico. Che fa prevalere le logiche di schieramento e di appartenenza su tutto: sui fatti, sui comportamenti, sulle scelte concrete. E che però spiega, più di tante dotte analisi, la perdurante debolezza di una certa cultura politica di destra. Specchio perfetto del settarismo che affligge una parte della sinistra.






