ARRE (PADOVA) - Un risarcimento milionario chiude il versante civile della vicenda di Andrea Naliato, autotrasportatore 40enne di Arre morto nel novembre 2022 per una massiva emorragia cerebrale causata da un aneurisma che i sanitari dell'Ospedale di Schiavonia non avevano diagnosticato in due accessi consecutivi al pronto soccorso. L'accordo, raggiunto davanti al giudice Roberto Beghini del Tribunale di Padova, prevede un indennizzo di 1,5 milioni di euro pagato dall'Azienda sanitaria e dalla compagnia assicurativa alla compagna Silvia, alle figlie minori e ai genitori.
La vicenda La storia di Naliato comincia il 26 ottobre 2022, quando si fa visitare dalla guardia medica di Conselve per una cefalea violenta e un rialzo pressorio. Due giorni dopo, non trovando sollievo dai farmaci prescritti, si fa accompagnare dal padre al pronto soccorso di Schiavonia. Al triage gli viene assegnato un codice bianco, nonostante la sintomatologia grave e la resistenza ai farmaci già riscontrata. Dopo due ore di attesa i sanitari eseguono una Tac cerebrale senza mezzo di contrasto, refertata come negativa alla visita neurologica. Cinque ore più tardi viene effettuata anche un'angio-Tac, giudicata anch'essa nella norma. Dopo 12 ore Naliato viene dimesso senza diagnosi né una terapia efficace per l'ipertensione e la cefalea persistenti. Il 31 ottobre, con i sintomi in costante peggioramento, l'uomo torna in pronto soccorso: i farmaci non funzionano neppure a dosi aumentate. Dopo circa quattro ore viene rispedito a casa con la sola prescrizione di presentarsi a una visita cardiologica fissata per il 3 novembre. La morte Andrea Naliato non raggiungerà mai quell'appuntamento. Due giorni dopo la seconda dimissione, mentre è a casa si accascia al suolo esanime davanti alla compagna e alle due figlie. Trasportato d'urgenza all'Ospedale di Padova, il 4 novembre i medici dichiarano la morte cerebrale. «Dopo il calvario sanitario è iniziato quello giudiziario - racconta l'avvocato Nathalie Tomaselli, legale della famiglia -. I genitori e la compagna hanno presentato un esposto e preteso che venisse fatta piena luce su quanto accaduto in quei giorni al pronto soccorso». La Procura ha disposto l'esame autoptico, affidato al medico legale Antonello Cirnelli alla presenza del perito di parte Andrea Casolino. Le conclusioni non lascerebbero margini di dubbio: l'aneurisma dell'arteria comunicante anteriore destra, di 6-7 millimetri, era ben visibile già nella prima Tac e avrebbe dovuto essere individuato. La perizia ha accertato una colpa per imperizia e negligenza grave e ha stabilito che, con ragionevole certezza, il 40enne non sarebbe deceduto se fosse stato correttamente diagnosticato e trattato. Sul fronte penale, il pubblico ministero Silvia Golin aveva inizialmente iscritto nel registro degli indagati sei persone tra medici e infermieri, per poi restringere il campo: a rispondere di omicidio colposo sono il radiologo Luigi Davì e Virginio Brazzale, medico del pronto soccorso. Il processo è tuttora in corso.






