In questa intervista a Fanpage.it, Ubaldo Pantani si definisce un uomo di “centro palco”, lontano dalle polemiche social: “Se litigassi ogni giorno ci starei male”. Il sogno segreto è di lavorare in Figc: “Sono allenatore della Nazionale Cantanti, ho scritto una riforma del calcio”. E la vita privata lontana dai riflettori perché “mi viene naturale, per un senso di protezione verso gli affetti, in particolare i figli”.

“Il comico o si consiglia o si dissuade”. Ubaldo Pantani ride mentre lo dice, ma dietro quella battuta c’è una precisa filosofia. Perché il 55enne toscano, uno dei volti più riconoscibili della comicità televisiva italiana, tutte le domeniche a Che tempo che fa nel doppiopetto di Lapo Elkann, da anni sembra muoversi con disinvoltura in una terra di mezzo: tra il rigore teatrale insegnato da Giorgio Albertazzi e la comicità popolare della Gialappa's Band, che descrive con affetto feroce: “Prima erano delle fantastiche merde”.

In questa intervista a Fanpage.it ci racconta il primo provino con Gianni Boncompagni, che gli chiese di improvvisare sul “cabaret norvegese”, il sogno segreto di lavorare in Figc (“ho scritto una vera e propria riforma del calcio”) e il suo rapporto con una comicità che oggi, se prende posizione, rischia di essere schiacciata dagli algoritmi: “Se domani dico che mangio solo pomodori, persino da questo si può creare una polemica”. Sei laureato in Scienze politiche con una tesi sull’efficacia del linguaggio comico nell’apprendimento, eppure spesso parli della comicità come di qualcosa di molto semplice: fa ridere o non fa ridere. Quanto contano la teoria e quanto l’istinto?