Il Consiglio di Stato ribalta la decisione del Tar e dà ragione a un africanoRicevi le notizie de il Resto del Carlino su GoogleSeguiciUna possibile omonimia, uno scambio di persona o un errore di identificazione dietro la revoca della cittadinanza italiana. È il dubbio che ha portato il Consiglio di Stato a ribaltare la sentenza del Tar, dando ragione a un riminese di origine africana che contestava di essere la persona indicata in una segnalazione Schengen collegata a una condanna per traffico di stupefacenti. Per i giudici, prima di arrivare a una misura così pesante servivano verifiche più approfondite e prove più solide sull’effettiva identità della persona coinvolta.
La vicenda parte da un procedimento di revoca della cittadinanza italiana avviato dopo una comunicazione trasmessa dalla Questura di Rimini. Secondo la documentazione acquisita, il cittadino sarebbe risultato destinatario di una segnalazione Schengen a tempo indeterminato collegata a una condanna pronunciata dalla Corte d’Appello di Parigi per violazione delle norme sul traffico di stupefacenti. Da qui la decisione dell’amministrazione di procedere con il ritiro della cittadinanza italiana.
L’uomo, però, ha sempre contestato la ricostruzione. Nel ricorso ha sostenuto di non avere mai ricevuto la comunicazione di avvio del procedimento amministrativo, passaggio che gli avrebbe consentito di partecipare alle verifiche e presentare eventuali elementi a propria difesa. Ma soprattutto ha sostenuto di non essere la persona indicata nella segnalazione internazionale e nella sentenza francese che aveva dato origine a tutto il procedimento.











