Rievocazione, illustrazione, esplorazione. Queste tre formulette, che pure non disdegnano una più raffinata lettura di matrice politica (eroe proto-ambientalista e anti-colonialista che lotta al fianco delle popolazioni locali contro l’impero britannico), possono fare da guida alla mostra curata da Francesco Aquilanti e Loretta Paderni, La tigre ruggisce ancora, dedicata a Sandokan, aperta fino al 28 giugno nell’Orangerie della Reggia di Monza, già residenza degli Asburgo poi passata ai Savoia.

Un itinerario a più tappe, sei in tutto, che è anche una bella occasione, in technicolor e in cinemascope, per riassaporare antiche tracce, avventurose cartoline fuoruscite dalla sfrenata fantasia di Emilio Salgari, lui che viaggiava per il Sud-est asiatico di metà Ottocento, fra Borneo, Malesia, India e Indonesia, mai uscendo dall’Italia, al massimo un pendolarismo familiar professionale tra Verona e Torino, con un passaggio in Liguria, a Sampierdarena. Perché l’Oriente di Salgari (morto suicida a 49 anni nel 1911) è un Oriente in equilibrio fra immaginario e realismo, ricostruito, vissuto potremmo dire, attraverso una puntigliosa, persino maniacale, consultazione di atlanti, carte geografiche, riviste di viaggio, e avidamente cibandosi delle cronache, le testimonianze, i resoconti di chi quei territori li aveva visitati davvero, semplici marinai o illustri studiosi come Odoardo Beccari, esploratore e naturalista fiorentino, lì approdato tra il 1865 e il 1868.