Ora che gli Stati uniti mostrano di voler ridimensionare o addirittura ritirare il loro sostegno al Vecchio continente, gli europei devono «imparare a fare da soli» a prendersi maggiori responsabilità. Nella sua perentoria insignificanza questa prescrizione viene ripetuta dai governanti dell’Unione a ogni occasione e in risposta a ogni problema. Ancor più dopo aver ricevuto la benedizione di quella specie di papa laico dell’europeismo neoliberale che è l’ex governatore della Bce. Ma che cosa bisogna imparare a fare? E chi è che lo deve imparare? Se si tratta di compensare la defezione americana (la cui entità viene decisamente esagerata) sarebbero le stesse cose che Washington garantiva in passato a dover essere prese in carico.
Ovverosia un massiccio dispiegamento di potenza militare: a difesa dei confini, a garanzia della governabilità neoliberale, a supporto di una autonoma agibilità geopolitica e a difesa di quei “valori”, gomma da masticare per tutte le bocche, facilmente sacrificabili a ogni prepotente conglomerato di interessi. E c’è subito un primo della classe che si propone come guida rivendicando un primato: la Germania. La quale nel diventare meno americana non è affatto detto che diventi più europeista, nel senso di rinunciare ad affermare über Alles la sua “priorità nazionale”.










