È l’altra crisi che attraversa l’ormai ex fronte occidentale, in tensione per gli effetti devastanti sull’economia europea causati dalla guerra israelo-statunitense contro l’Iran, scatenata senza avvertire gli alleati: riguarda la Nato e le garanzie per la difesa europea, con le mire statunitensi sulla Groenlandia che collegano i due fronti di attrito. Ieri, si è conclusa a Helsingborg – primo incontro in Svezia, dopo l’entrata nell’Alleanza dell’ex paese neutrale nel 2024, accolto da una manifestazione anti-Nato – la riunione dei ministri degli Esteri dei paesi alleati, di preparazione per il vertice dei capi di stato e di governo di luglio, a Ankara, dove sarà presente anche Volodymyr Zelensky. Al centro il disimpegno Usa.

IN SCENA, UN NUOVO esempio dell’approccio transazionale di Trump: ieri sono arrivati in Polonia i primi tre F35 (sui 32 comprati agli Usa da Varsavia, per 4,6 miliardi di dollari), e nella notte di giovedì il presidente statunitense ha annunciato a sorpresa su Truth social l’invio di truppe «supplementari» statunitensi in Polonia. Una settimana fa, il segretario alla Difesa Pete Hegseth aveva avvisato della rinuncia all’invio di 5mila uomini e solo la vigilia il vice-presidente J.D.Vance aveva affermato che il dispiegamento era «ritardato», perché «bisogna che l’Europa si tenga in piedi da sola». Il segretario di stato Marco Rubio, in un’indiretta allusione al ritiro di 5mila soldati dalla Germania, ha precisato che non si tratta di «una punizione», ma ha avvertito che «altri abbandoni» sono in preparazione: «Gli Usa continuano ad avere impegni globali di cui dobbiamo tener conto per certi dispiegamenti – ha spiegato confusamente – che richiedono un riesame costante su dove mettiamo le nostre truppe». Gli europei «sono disorientati» dai continui cambiamenti di Trump, ha riassunto la ministra degli Esteri svedese, Maria Malmer Stenergard, «non è sempre facile capire».