Alle pompe, la politica spesso arriva in ritardo. I tabelloni cambiano nell’arco di poche ore, i margini si assottigliano senza clamore, i tir continuano a muoversi anche quando i conti non tornano più. Finché il prezzo del gasolio smette di essere soltanto una cifra e diventa una questione di ordine economico e sociale.
È esattamente in questo punto che si colloca il via libera del Consiglio dei ministri al nuovo decreto carburanti, approvato oggi: un intervento che combina la proroga del taglio delle accise, nuove risorse per l’autotrasporto e misure di sollievo finanziario per un comparto che aveva già annunciato il fermo dei servizi.
La sostanza politica del provvedimento è evidente. L’esecutivo tenta di guadagnare tempo in una fase in cui l’aumento dei costi energetici, alimentato dalle tensioni sui mercati internazionali, rischia di scaricarsi lungo l’intera filiera: trasporto merci, distribuzione, fino ai listini al consumo.
Per questo il decreto conferma la linea delle settimane precedenti: prorogare la riduzione delle accise già in vigore fino al 22 maggio 2026 e rafforzare il sostegno alle imprese del trasporto su gomma, che da tempo denunciano un’emergenza di liquidità e margini sempre più compressi.











