Per la prima volta due pilastri storici dei mercati - i consumi discrezionali e quelli di prima necessità - hanno azzerato dieci anni di sovraperformance.
La debolezza è diffusa sia nei comparti ciclici, come auto, retail, tempo libero e lusso sia in quelli difensivi come cura della persona e della casa e food & beverage.
E i multipli prezzo/utile (p/e) sono precipitati ai minimi degli ultimi vent’anni, con il settore dei beni di prima necessità che risulta il più conveniente (p/e 2026 di 16,1 e 2027 di 15 contro una media degli ultimi 10 anni di 18,3). È un grande «se», ma se davvero la guerra in Medio Oriente dovesse finire e, soprattutto, se i prezzi del petrolio dovessero scendere, «riteniamo probabile una reazione immediata dei settori più colpiti dalle vendite, come il consumer discretionary, con uno short squeeze (chi ha scommesso sul ribasso è costretto a ricomprare, ndr) che potrebbe spingere rapidamente il comparto verso l’alto», prevede Emmanuel Cau, managing director ed head of european equity strategy di Barclays, avvertendo, però, che la cosiddetta «economia a K», evocata di recente dal ceo di BlackRock Larry Fink, non scomparirà in un contesto caratterizzato da inflazione e tassi d’interesse più elevati.






