Roma, 22 maggio 2026 – In marcia per la pace con le armi della preghiera e del discernimento. Gli ossimori si sfumano lungo il cammino del pellegrinaggio internazionale, verso il santuario mariano di Lourdes, condotto da 17mila soldati provenienti dai cinque continenti. Domenica si troveranno tutti insieme a messa, chi dall’Ucraina, chi dagli Usa, dall’Irlanda e dall’Italia che schiera ben 4mila uomini e donne in mimetica. A guidare le nostre truppe in preghiera sarà l’ordinario militare, l’arcivescovo Gian Franco Saba, equiparato nel grado a un generale di Corpo d’Armata, data la stretta collaborazione con il ministero della Difesa. “Il soldato cristiano – ne traccia il profilo l’alto prelato con la greca e tre stelle – è chi ha deciso certamente di compiere una professione, ma la radica in una vocazione e in una missione: costruire ponti, promuovere la riconciliazione, difendere i deboli e i fragili, salvare i naufraghi, frenare gli arroganti e gli oppressori, e, se è il caso, donarsi senza misura per amore e mai per odio. Prima ancora che di armi è dotato dell’armatura dello spirito”.

Diciassettemila militari in pellegrinaggio per la pace non rischiano di essere un paradosso?

“L’apparente controsenso si risolve analizzando la funzione tecnica delle moderne forze armate. Gran parte delle missioni internazionali ha come obiettivo primario la deterrenza e il mantenimento della pace”.