C'è un'Emilia che si misura con il futuro, e Reggio Emilia ha un posto in prima fila in questa scommessa. La Destinazione Turistica che riunisce 123 Comuni delle province di Reggio Emilia, Parma e Piacenza ha messo in moto il progetto “Emilia Sostenibile”: un'iniziativa da 500.000 euro, cofinanziata dalla Regione Emilia-Romagna attraverso i fondi FUNT del Ministero del Turismo e dalla Camera di Commercio dell'Emilia, che punta dritto alla certificazione internazionale GSTC, il Global Sustainable Tourism Council. Tradotto: il riconoscimento più autorevole al mondo per le destinazioni turistiche che scelgono di crescere senza consumarsi, misurando con cura l'impatto del turismo sull'ambiente, sull'economia locale e sulla qualità della vita di chi qui abita e lavora ogni giorno.

Sarebbe un primato mondiale. L'Emilia diventerebbe la prima area vasta del turismo al mondo a fregiarsi di questo bollino, e Reggio Emilia ne sarebbe protagonista. Patria del Tricolore italiano, casa dell'approccio educativo Reggio Children riconosciuto in tutto il mondo, terra di Parmigiano Reggiano, Aceto Balsamico Tradizionale, Lambrusco, terra dell'Ariosto, di Matilde di Canossa, di Antonio Ligabue e Cesare Zavattini. Con i suoi castelli matildici e d'Appennino - Canossa, Bianello, Carpineti, Rossena, Sarzano, ecc. - le pievi romaniche, i borghi della Bassa - Brescello, Gualtieri, Guastalla, Luzzara - il grande fiume Po, e poi l'Appennino dei parchi e dei cammini, dalla Pietra di Bismantova al Monte Cusna, dalle Terre di Canossa alle valli del Secchia e dell'Enza, fino all'area MaB Unesco dell'Appennino Tosco-Emiliano. Ma una certificazione vera non si costruisce solo a tavolino. Ha bisogno di chi sui territori ci abita davvero. Di chi sa cosa funziona e cosa no, dove il turismo è una risorsa e dove rischia di pesare. Ha bisogno, insomma, della voce dei reggiani.