A febbraio aveva chiesto di accedere al suicidio medicalmente assistito, che in Lombardia è stato praticato finora in tre casi, in assenza di una legge nazionale sul fine vita
Christian aveva ricevuto una diagnosi di sclerosi multipla nel 1999. Da allora era completamente dipendente da chi si prendeva cura di lui. La malattia gli impediva di camminare e lo costringeva a utilizzare un catetere vescicale per urinare, oltre a provocargli dolori insopportabili e continue infezioni alle vie urinarie. Non riuscendo più a sopportare questa situazione, lo scorso febbraio aveva chiesto all’Asl di avviare le procedure di verifica delle condizioni per accedere al suicidio medicalmente assistito, a cui in Lombardia finora si è fatto ricorso solo tre volte.
La legislazione sul fine vita in Italia
In Italia il fine vita non è regolato da una legge, ma da una sentenza della Corte costituzionale del 2019, che pur ammettendo il suicidio medicalmente assistito – ma non l’eutanasia – a determinate condizioni, non dà indicazioni chiare sui tempi e le modalità di attuazione. Per questo le Regioni si sono organizzate in autonomia e oggi sono in tutto dieci quelle in cui è stata depositata una proposta di legge per regolamentare il suicidio assistito. La Toscana e la Sardegna sono le uniche in cui è stata approvata.










