Una tragedia che ha sconvolto il centro storico di Modena e che ora, nel silenzio delle celle del carcere cittadino, si arricchisce delle prime e complesse parole dell'uomo che si trovava alla guida. Salim El Koudri, il trentunenne che sabato pomeriggio ha seminato il panico investendo sette persone in pieno centro, ha espresso considerazioni lapidarie sulla propria identità e sul peso delle aspettative familiari durante il primo colloquio con il suo difensore, l'avvocato Fausto Gianelli.
L'incontro in carcere ha delineato i contorni di un vissuto psicologico e sociale intricato, segnato dal desiderio di riscatto e da una netta distinzione generazionale. Il legale ha voluto riportare i passaggi chiave del colloquio proprio per far comprendere lo stato d'animo del giovane e la percezione che ha di se stesso, lontana dagli stereotipi che spesso accompagnano le cronache di questi eventi drammatici.La confessione al difensore: «Io in Italia ci sono nato, è il mio Paese» Nel corso del colloquio con l'avvocato Gianelli, El Koudri ha tenuto a ribadire con forza le sue radici, legandole al tragico senso di colpa per non essere riuscito a soddisfare i desideri di chi lo ha cresciuto: «Mi ha detto chiaramente: "Io in Italia sono nato, è il mio Paese, io sono italiano". Che sia italiano, lo dice come sappiamo già per via della sua cittadinanza formale. Ma Salim ha aggiunto una cosa che mi ha fatto riflettere profondamente, ha detto: "Io sono italiano e i miei genitori hanno fatto tanti sacrifici per farmi studiare e io dovevo fare qualcosa, realizzarmi perché loro hanno fatto sacrifici, perché loro sono stranieri, lo sai?"».Le parole del trentunenne mettono in luce un carico emotivo e una pressione sociale che il giovane sentiva di dover sopportare, legati al percorso migratorio della sua famiglia e alla necessità di un successo personale che ripagasse gli sforzi paterni e materni.La riflessione del legale sulla spaccatura identitaria tra genitori e figli Il difensore ha voluto analizzare pubblicamente questa specifica dichiarazione, evidenziando una dinamica identitaria molto diffusa tra le seconde generazioni, che in questo caso specifico assume una sfumatura ancora più marcata alla luce del reato commesso.L'avvocato Gianelli ha spiegato come lo abbia colpito il fatto che Salim parli di sé esclusivamente come di un italiano e definisca invece i genitori, che pure hanno acquisito legalmente la cittadinanza italiana anni fa, come "stranieri". Una distinzione che nasce da elementi concreti del quotidiano: i genitori sono infatti di madrelingua araba e hanno appreso l'italiano solo in età adulta, mentre il trentunenne è cresciuto parlando la lingua italiana e, secondo quanto riferito, parla l'arabo molto peggio. El Koudri non definisce se stesso come italo-marocchino, ma rivendica un'unica appartenenza, quasi a voler sottolineare la distanza culturale dai suoi stessi familiari e l'ossessione per quel riscatto sociale che sentiva di dover raggiungere a tutti i costi per non vanificare i loro sacrifici.










