L'azienda: «Velocizziamo gli ingressi». Ma c'è preoccupazione per i diritti dei minori: «Non possono rinunciare in modo consapevole alla propria privacy». Chiesti 5 milioni di dollari per la violazione della privacy

Una donna ha fatto causa a Disney perché il famoso parco divertimenti in California non rispetterebbe le norme locali sulla privacy. Come si legge nel testo della causa (si tratta di una class action) depositata da Summer Christine Duffield presso la corte distrettuale di New York. Secondo quanto si legge nel testo dell'accusa, da quasi un mese la compagnia avrebbe installato tornelli «smart» all'entrata del parco divertimenti di Anaheim (a sud di Los Angeles). Tranne pochissime eccezioni, ogni ingresso sarebbe dotato di un sistema biometrico di riconoscimento facciale.

Questi — installati per velocizzare gli ingressi e verificare che i clienti con abbonamento annuale siano titolati a entrare nel parco — non sarebbero opportunamente segnalati. In questo modo Disney starebbe acquisendo non solo una grande quantità di dati biometrici (facilmente associabili anche a informazioni personali come i dati di pagamento) ma soprattutto starebbe raccogliendo quelli di minori non consenzienti (che ovviamente sono i clienti principali del parco). «È inquietante che Disney affermi di raccogliere dati relativi al riconoscimento facciale dei bambini purché vi sia il consenso dei genitori», spiega l'accusa, aggiungendo che i minori «non possono acconsentire a una violazione così grave della privacy, dato che non sono in grado di rinunciare ai propri diritti alla privacy».Per questo motivo Duffield e gli altri partecipanti alla class action avrebbero chiesto 5 milioni di dollari per i danni subiti.