Negli ultimi anni il sistema dell’ingegneria italiana sta attraversando una trasformazione profonda che coinvolge formazione universitaria, professione e rapporto con gli Ordini. I dati elaborati dal Centro Studi del Consiglio Nazionale degli Ingegneri (CNI) su base MUR relativi al 2024 mostrano un quadro in evoluzione: aumentano i laureati triennali e cresce la presenza femminile, che raggiunge il massimo storico con oltre 16mila laureate, il 31% del totale. Parallelamente, però, diminuiscono i laureati magistrali, soprattutto nei settori tradizionali dell’ingegneria civile e ambientale, mentre continuano a crescere i percorsi legati all’ingegneria gestionale, informatica, dell’automazione e dell’informazione.

Il cambiamento non riguarda solo le scelte universitarie, ma anche il modo di concepire la professione. Le nuove generazioni tendono a preferire percorsi considerati più dinamici, interdisciplinari e internazionali, legati a digitale, automazione, intelligenza artificiale e innovazione tecnologica. L’ingegneria civile, invece, è spesso vista come un ambito con percorsi più lunghi e vincolati dagli aspetti normativi. Questa evoluzione, però, non deve creare una contrapposizione tra ingegnerie «tradizionali» e «innovative». Il futuro richiede infatti un approccio integrato, in cui infrastrutture, sostenibilità, digitalizzazione e tecnologie avanzate si completino a vicenda attraverso competenze sempre più multidisciplinari.