Kyiv intensifica la campagna di attacchi in profondità contro le retrovie russe, colpendo intelligence, difesa aerea e centri di addestramento nei territori occupati di Kherson e Donetsk. I raid confermano il crescente peso delle piattaforme “middle strike” nella strategia militare ucraina
Nelle ultime ore l’Ucraina avrebbe messo a segno due colpi di rilievo rispetto a bersagli russi situati nelle regioni occupate di Kherson e Donetsk, all’interno di una sempre più ampia campagna di attacchi in profondità contro le infrastrutture militari di Mosca, dalla logistica alla difesa aerea e ai centri di addestramento.
Secondo quanto dichiarato dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky, le unità del Servizio di Sicurezza ucraino (Sbu) avrebbero colpito un quartier generale dell’Fsb (i servizi di Mosca responsabili della sicurezza interna) nella regione occupata di Kherson, distruggendo anche un sistema di difesa aerea Pantsir-S1 nell’azione. Nella sua dichiarazione, il leader ucraino ha affermato che l’operazione avrebbe causato circa cento perdite tra morti e feriti nelle fila russe. Nelle stesse ore, le Forze dei Sistemi Senza Pilota (Unmanned Systems Force, Usf) ucraine hanno annunciato un altro attacco contro un centro di addestramento per piloti di droni nella città occupata di Snizhne, nell’oblast di Donetsk. Secondo il comandante delle USf Robert Brovdi, noto con il nominativo “Madyar”, l’attacco avrebbe colpito un complesso di circa 2.500 metri quadrati utilizzato come accademia per operatori di droni russi, provocando almeno 65 morti tra cadetti e istruttori. Le autorità ucraine hanno diffuso filmati termici e video di entrambi i raid, che mostrerebbero droni kamikaze colpire ripetutamente gli edifici bersaglio fino alla loro distruzione.








