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Matteo Sannicolò

Il volo AF447 finì nell'Atlantico. Era il primo giugno 2009: nel più grande disastro aereo della storia della Francia morirono 228 persone, tra cui nove italiani

La corte d’appello di Parigi ha condannato il costruttore Airbus e la compagnia Air France per il disastro aereo del 2009, nel quale morirono 228 persone, tra cui nove italiani. Tra questi ultimi, tre trentini e tre altoatesini. La pronuncia è arrivata mercoledì e, di fatto, ha ribaltato la sentenza di assoluzione emessa in primo grado nel 2023. Ora le società sono ritenute colpevoli di omicidio colposo aziendale e ciascuna dovrà pagare una multa pari a 225 mila euro (261.720 dollari), anche se non si escludono ulteriori ricorsi.

Questa, tuttavia, è solo l’ultima tappa di una lunga vicenda giudiziaria che dura ormai da diversi anni. Per questo occorre riavvolgere il nastro. È il primo giugno 2009 quando il volo AF447 — con tratta da Rio de Janeiro a Parigi — precipita durante una tempesta e si inabissa nel mezzo dell’oceano Atlantico. Nonostante i disperati tentativi, i piloti non riescono a mantenere il controllo dell’aereo, anche perché sono disorientati da un guasto tecnico (le indagini mostrarono un malfunzionamento delle sonde di velocità). Il bilancio è drammatico: 228 persone perdono la vita, di cui 216 passeggeri e 12 membri dell’equipaggio. La vicenda colpisce da vicino il Trentino, visto che tra le vittime ci sono anche tre personalità pubbliche: Rino Zandonai, 60 anni, direttore dell’associazione Trentini nel mondo; Luigi Zortea, 66 anni, all’epoca sindaco di Canal San Bovo; Giovanni Battista Lenzi, 58 anni, consigliere regionale del Trentino Alto Adige. I tre stavano tornando in Italia dal Brasile, dove si erano recati per alcuni progetti di solidarietà e sensibilizzazione in collaborazione con le comunità trentine di emigrati. A bordo dell’aereo viaggiavano anche tre altoatesini: Georg Martiner, 25 anni di Ortisei, residente a Bolzano ma nato in Brasile; Alexander Paulitsch, 35 anni, di San Candido; e Georg Lercher, anche lui di San Candido. Le altre vittime italiane erano Agostino Cordioli, 73 anni di Villafranca di Verona, Angela Cristina de Oliveira da Silva, 51 anni, di Venezia di origini brasiliane, ed Enzo Canaletti, 50 anni di Venezia.