I due colossi industriali sono stati giudicati colpevoli dalla Corte d’Appello di Parigi per il disastro aereo del primo giugno 2009, quando morirono 228 persone in uno dei più gravi incidenti dell’aviazione francese.

La Corte d’Appello di Parigi ha riconosciuto Airbus e Air France colpevoli di omicidio colposo per il disastro aereo del volo Rio-Parigi il primo giugno 2009: si tratta di uno degli incidenti più gravi della storia francese e costò la vita a 228 persone di 33 nazionalità differenti, principalmente cittadini francesi, brasiliani e tedeschi. Il verdetto è arrivati come un fulmine a ciel sereno dopo che, nel 2023, un tribunale di primo grado aveva assolto i due colossi industriali, suscitando l'indignazione dei parenti delle vittime.

La Corte ha inflitto a ciascuna società la sanzione massima prevista dalla legge: 225mila euro. Una cifra che l'opinione pubblica ha immediatamente liquidato come irrisoria, pari a pochi minuti di fatturato dei due giganti dei cieli. Tuttavia, per le associazioni dei familiari, che da diciassette anni portano avanti una logorante battaglia legale nel buio e nel silenzio, il valore del verdetto va ben oltre il denaro: "È il riconoscimento formale delle responsabilità e della nostra sofferenza", hanno commentato i rappresentanti delle vittime a margine dell'udienza. La dinamica della tragedia era stata parzialmente chiarita nel 2012, dopo il recupero delle scatole nere a cinquemila metri di profondità nell'Oceano Atlantico. Gli investigatori del BEA accertarono che i piloti persero il controllo dell'Airbus A330, portandolo in uno stallo aerodinamico irreversibile durante una tempesta notturna.