Il cambiamento climatico sta diventando uno dei principali fattori di pressione sulla salute della popolazione e sulla sostenibilità dei sistemi sanitari. A spiegarlo è Gerardo Di Filippo, head of Group Risk Management Process and Operations di Generali. Il manager parte dai risultati del paper realizzato insieme al Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo, «Resilience by Design: Strengthening Health and Human Development in a Changing Climate», che analizza il legame tra clima, salute, economia e società. Un legame che, sottolinea, non è più teorico ma già visibile nei suoi effetti concreti. L’impatto del cambiamento climatico sulla salute si sviluppa attraverso due canali principali. Il primo è quello degli effetti cronici, legati a un aumento costante delle temperature e a una degradazione progressiva della qualità dell’aria. Questi fattori contribuiscono ad aggravare patologie già diffuse, come le malattie cardiovascolari e respiratorie, incidendo in particolare sulle fasce più fragili della popolazione. In questo scenario la qualità della salute tende a peggiorare in modo lento ma continuo, con effetti cumulati nel tempo. Accanto agli effetti cronici si collocano quelli acuti, associati a eventi estremi come le ondate di calore o all’esposizione prolungata a patogeni già presenti, comprese le cosiddette vector-borne diseases. In questi casi l’impatto è improvviso e intenso: si registrano eccessi di mortalità e picchi di morbidità che hanno un effetto immediato sulle strutture sanitarie. La combinazione tra effetti cronici ed effetti di picco, osserva Di Filippo, mantiene i sistemi sanitari in una condizione di stress costante, che in alcuni casi porta a superare i limiti operativi. È una pressione che non si esaurisce con l’evento estremo, ma che si accumula nel tempo. Le ricadute di questo quadro non si limitano all’ambito sanitario. Una popolazione in condizioni di salute peggiori comporta una riduzione della capacità lavorativa e, di conseguenza, della produttività. A questo si aggiunge un aumento dei costi pubblici, che si traduce in una maggiore pressione fiscale o in alcuni casi in un incremento del debito. Il risultato finale è una contrazione del prodotto interno lordo e una riduzione della capacità di resilienza degli Stati. L’impatto del cambiamento climatico sulla salute, evidenzia il manager di Generali, finisce quindi per indebolire l’intero sistema economico e sociale. Dal punto di vista della gestione del rischio, il cambiamento climatico presenta una complessità elevata. Di Filippo individua tre elementi chiave. Il primo è l’elevato numero di variabili e la loro forte interconnessione che rendono difficile la previsione degli effetti. Il secondo riguarda l’effetto di trascinamento nel tempo: ciò che è accaduto venti o trent’anni fa continua a produrre conseguenze oggi. Anche un’ipotetica riduzione immediata delle emissioni non comporterebbe un abbassamento istantaneo delle temperature, a causa dell’inerzia del sistema climatico. Il terzo elemento è rappresentato dai punti di non ritorno, oltre i quali non è più possibile tornare allo stato precedente. Per affrontare questa complessità, l’approccio adottato si basa su scenari prospettici che guardano al futuro e non al passato. Si tratta di proiezioni di lungo periodo, al 2050 e al 2100, derivate dalla letteratura scientifica, che vengono integrate con altri grandi trend strutturali, come la demografia, le condizioni socio-economiche e lo stato dei sistemi sanitari. Da questa analisi emerge con chiarezza che il cambiamento climatico non è un rischio temporaneo o episodico, ma un rischio sistemico. In questo contesto si colloca il modello Eolus, sviluppato dal Gruppo Generali, che consente di valutare l’impatto degli scenari climatici sui portafogli di investimento e assicurativi. Per quanto riguarda i comparti vita e salute, l’analisi si concentra su due indicatori fondamentali: la mortalità, intesa anche come dinamica della longevità, e la morbidità, ovvero la diffusione delle malattie nella popolazione. I risultati mostrano effetti differenziati tra fenomeni cronici e acuti. Per quanto riguarda i fenomeni cronici, l’analisi condotta su Europa e Asia evidenzia che complessivamente inverni più miti più che compensano la mortalità derivante da estati più calde. Il quadro cambia in modo significativo quando si osservano i fenomeni acuti. Le proiezioni al 2050, nello scenario peggiore, indicano un incremento della mortalità pari a circa cento decessi ogni 100 mila abitanti, un livello poco inferiore a quello registrato in Europa durante la pandemia. La differenza, sottolinea Di Filippo, è che in questo caso il rischio tende a trasformarsi da evento straordinario a condizione ricorrente. Ancora più rilevante è l’impatto sulla morbidità. Le stime indicano un aumento della popolazione malata tra il 4 e il 5% in Europa e fino al 15% in Asia. Questi incrementi si innestano su sistemi ospedalieri che già oggi operano in condizioni di equilibrio precario. Gli ospedali, ricorda Di Filippo, mantengono una situazione di sostenibilità con tassi di occupazione inferiore all’80%. Superare questa soglia significa entrare in una condizione di crisi. L’aumento della morbidità legato al cambiamento climatico accentua così lo squilibrio tra una domanda di cure in crescita e una capacità di offerta che non riesce a tenere lo stesso passo. È in questo contesto che si amplia l’health protection gap, ovvero la distanza tra il bisogno di protezione sanitaria e la capacità dei sistemi di rispondervi. Di fronte a rischi di natura sistemica, osserva Di Filippo, non è possibile una risposta individuale o frammentata. Infatti, proprio la natura sistemica del rischio impone, continua il manager, un cambio di paradigma. Non è più sufficiente concentrarsi sulla sola protezione: diventa centrale il tema della prevenzione. La prevenzione richiede collaborazione tra attori pubblici e privati, responsabilità condivise e capacità di adattamento continuo. In questa prospettiva si inseriscono le partnership pubblico-private citate nel paper, come quella tra Generali e il Gruppo San Donato. Un modello in cui l’attenzione non è rivolta esclusivamente al pagamento del sinistro, ma all’accompagnamento del paziente lungo il percorso di cura, in funzione del bisogno clinico che emerge di volta in volta. Un approccio che mira a ridurre lo squilibrio tra domanda e offerta di assistenza e a rafforzare la resilienza dei sistemi sanitari. Secondo Di Filippo, è proprio attraverso la prevenzione, la condivisione dei dati, gli investimenti congiunti e la collaborazione strutturata tra pubblico e privato che diventa possibile affrontare l’impatto del cambiamento climatico sulla salute. Un impatto che, conclude, è destinato a crescere e che richiede risposte capaci di guardare al lungo periodo, integrando sanità, economia e politiche di resilienza.
Generali: la prevenzione per gestire il climate change | MilanoFinanza News
L’impatto del cambiamento climatico sulla salute indebolisce l’intero sistema economico e sociale. Il piano di protezione sanitaria










