Immigrazione 13 maggio 2026 Il ministro degli Esteri albanese ha detto che l’intesa potrebbe non essere rinnovata dopo la scadenza, ma ciò non è dovuto a una rottura con il governo Meloni ANSA Il 12 maggio, in un’intervista al sito di notizie Euractiv, il ministro degli Esteri albanese Ferit Hoxha ha dichiarato che l’Albania potrebbe non rinnovare l’accordo con l’Italia sui centri per migranti di Gjadër e Shëngjin oltre il 2030. «L’accordo ha una durata di cinque anni e non sono sicuro che ci sarà un rinnovo», ha detto Hoxha, perché a quel punto l’Albania conta di essere membro dell’Unione europea.
Secondo alcuni partiti di opposizione, le parole del ministro albanese sarebbero un nuovo problema per il governo Meloni e per il cosiddetto “modello Albania”. Per esempio, il 12 maggio il Movimento 5 Stelle ha commentato sui social la notizia definendola «un fallimento annunciato». Sulla stessa linea si sono espressi Più Europa, secondo cui Meloni dovrebbe «ammettere il fallimento di questo sadico esperimento», Partito Democratico, ed Europa Verde, che ha rilanciato la notizia scrivendo: «Da modello per l’Europa a simbolo del fallimento del governo». Questa lettura, però, richiede alcune precisazioni. Le parole di Hoxha non implicano un’interruzione immediata dell’accordo, né attribuiscono l’eventuale mancato rinnovo a responsabilità del governo italiano. Lo stesso governo albanese, a partire dal proprio primo ministro Edi Rama, ha poi chiarito che l’intesa resta valida. Il punto riguarda soprattutto il futuro dell’accordo dopo la sua scadenza, alla luce del possibile ingresso dell’Albania nell’Unione europea.Che cosa prevede l’accordo Per chiarire il senso delle dichiarazioni di Hoxha, è utile ricordare che cosa prevede l’intesa tra Italia e Albania, nota anche come “modello Albania”. L’accordo nasce dal protocollo firmato dai due governi nel novembre 2023 e approvato dal Parlamento italiano nel febbraio 2024. Il protocollo ha una durata iniziale di cinque anni e si rinnova automaticamente per altri cinque, salvo che una delle due parti comunichi una diversa intenzione. La scadenza precisa, però, non si calcola dalla firma, ma dalla sua entrata in vigore, che avviene alla data concordata tra i due Paesi tramite un successivo scambio di note, che non è pubblicamente disponibile.






