Dall’Alto Appennino al canale Destra Reno e al mare Adriatico, dalla vallata del Sillaro a quella del Marzeno e del Lamone, un territorio di quasi 200mila ettari, 37mila dei quali alluvionati sommando i tre eventi del maggio 2023 (5.491 il 3, 28mila il 16) e del settembre 2024 (3.500 ettari), un territorio percorso da 963 km di canali, 519 dei quali gravemente danneggiati, un territorio invaso da ben 23 milioni di metri cubi di acqua: la terza catastrofe mondiale di sempre, come classificata da una compagnia di riassicurazione inglese.
Con tutto questo si è dovuto confrontare il Consorzio di Bonifica della Romagna Occidentale che in questi tre anni, dopo i primissimi giorni di interventi di emergenza, in primo luogo lo ‘svuotamento’ di quei milioni di metri cubi di acqua, ha avviato oltre 300 cantieri, su delega della Regione e della struttura commissariale, in buona parte già conclusi, tanti ancora in corso e per la cui ultimazione occorreranno ancora mesi.
Lavori che impegnano una spesa di 140 milioni di euro e che riguardano da una parte gli argini dei canali, la ridefinizione degli alvei, la installazione di nuovi macchinari in pianura, dall’altra gli interventi sulla fittissima rete di rii e torrentelli in Appennino, la ricostruzione degli acquedotti rurali collinari devastati dalle frane.









