Montelupone, era accusato di bancarotta fraudolenta. L’azienda resta chiusa: deserta anche la settima astaRicevi le notizie de il Resto del Carlino su GoogleSeguiciAccusato di bancarotta fraudolenta documentale, è stato assolto con formula piena Giovanni Santamaria, ultimo amministratore di Teuco Spa a Montelupone. La struttura intanto è ancora abbandonata, dopo che nei giorni scorsi è andata deserta la settima asta.

Nel 2016 l’80% delle quote era stato acquistato dalla Certina. Ma quando, nel 2018, era stato dichiarato il fallimento, i curatori avevano accusato Santamaria di non aver dolosamente consegnato i documenti contabili. Nel 2021 erano iniziate le indagini della procura, che poi aveva chiesto il rivio a giudizio per bancarotta fraudolenta.

Ma martedì, il giudice dell’udienza preliminare Giovanni Manzoni del tribunale di Macerata lo ha assolto "perché il fatto non sussiste". "Il mio assistito – spiega l’avvocato Riccardo Erioli – ha spiegato che al momento del fallimento la contabilità era tutta nei server informatici della Teuco. Santamaria ha dimostrato che nei giorni immediatamente successivi al crac, lui e il direttore generale avevano ottenuto dal curatore il permesso per stampare i documenti avvalendosi di ex dipendenti Teuco. La documentazione (stampata poi esternamente, essendo nel frattempo venuto meno il contratto d’uso delle stampanti) consegnata al curatore era stata però parzialmente contestata, per la presunta mancanza di alcune pagine o la non progressività della numerazione delle stesse. Invece in tribunale Santamaria ha spiegato che il problema era legato all’unione di files ed alla esternalizzazione della stampa, e che in ogni caso era tutto ancora nei server aziendali". Con il fallimento, erano cessati i contratti con la società del programma gestionale e per la fornitura elettrica, così era diventato difficile scaricare quanto archiviato nei computer aziendali. "Ma Santamaria – prosegue il difensore – aveva fatto il possibile per risolvere il problema: restando sempre in contatto col curatore e offrendo di partecipare alle spese per riattivare i contratti necessari". Da qui l’assoluzione, chiesta anche dalla procura.