Roma, 21 maggio 2026 – Il lavoro fa meno male all’improvviso, ma logora di più nel tempo. È questa la frattura che emerge dal rapporto ‘Salute e benessere nella trasformazione del lavoro: evoluzione dei rischi e nuove sfide’, realizzato dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro e presentato in occasione del Festival del Lavoro. Nell’ultimo decennio le denunce di infortunio sono diminuite del 10,5%, passando da 663 mila a 593 mila casi. Nello stesso periodo, però, le malattie professionali sono cresciute del 54%, da 57 mila a oltre 88 mila denunce. E i dati provvisori del 2025 indicano un ulteriore balzo dell’11,3%.

La nuova mappa del rischio

La fotografia racconta un passaggio strutturale: il rischio non è più soltanto quello dell’incidente visibile, dell’evento traumatico, della caduta o del macchinario. È sempre più il rischio dell’usura, dell’accumulo, della ripetizione, della pressione organizzativa. La salute al lavoro non coincide più solo con la prevenzione dell’infortunio, ma con una condizione più ampia di benessere fisico, psicologico e relazionale. È il prodotto di un’economia più terziaria, più digitale, più anziana, più esposta ai cambiamenti climatici e più permeabile nei confini tra tempo di lavoro e tempo di vita. Il rapporto segnala infatti che il 70,9% delle denunce di malattia professionale riguarda il sistema osteomuscolare e il tessuto connettivo, con patologie più che raddoppiate negli ultimi quattro anni. La sindrome della cuffia dei rotatori, le ernie, i disturbi del disco intervertebrale, le lesioni alla spalla e il tunnel carpale diventano così la nuova grammatica del lavoro che consuma.