Ricordano bene il 1° luglio 2024, giorno dell’assunzione a tempo indeterminato alle Poste Italiane. Un sogno per molti, quello di un contratto stabilizzato nell’azienda nazionale, anche se part-time. E così la maggior parte di loro si sono trasferiti dal Sud Italia, Sicilia e Campania in particolare, dove hanno lasciato i familiari, per lavorare al Centro logistico di smistamento a Cuneo. Diciotto ore alla settimana, dal lunedì al sabato, sempre in tre turni notturni da 3,36 ore ciascuno, distribuiti tra l’una e le 5 del mattino. A 800 euro al mese. «Pensavo che la situazione prima o poi sarebbe migliorata, di trovare dignità e stabilità, invece è iniziata una vita difficile, piena di sacrifici». Parole di Carmelo Tedesco, 56 anni, uno dei 26 lavoratori e lavoratrici che ieri pomeriggio, insieme ad altri colleghi e sindacalisti, si sono ritrovati davanti alla sede di via degli Artigiani per protestare e chiedere la trasformazione del loro contratto a tempo pieno. Turni notturni e stipendi bassi per i dipendenti Poste Tedesco abita a Torino e raggiunge Cuneo in auto con la collega Sandra Melidone (51). «Dividiamo le spese di trasporto - spiega lei -. Partiamo in piena notte, per il turno delle 5 la sveglia suona alle 3. E quando arriviamo qui, in tre ore e mezza dobbiamo fare il lavoro che normalmente si fa in 6 ore. Sfruttati e mal pagati. Per tirare avanti ho dovuto trovare un secondo lavoro». Alex Petrucci, 38 anni, arriva da Agrigento: «Sono separato, pago 300 euro di mantenimento per mio figlio. Non posso permettermi un affitto. Per fortuna c’è mia sorella, abita in un paese vicino e mi ospita, ma è una situazione umiliante». «Senza un secondo lavoro da magazziniere, riuscirei a malapena a pagare bollette e affitto - aggiunge Raimondo Alfano, 33, siciliano che ha trovato casa a Vignolo -. Un collega ha venduto l’auto per mangiare». «Io invece la macchina l’ho lasciata in Campania - dice Francesca Fuccio, 29, domiciliata a Cuneo -. Impiegata al mattino, postina di notte, inizio alle 5 e finisco alle 21. Non è più vita». La collega Tina Di Giuseppe, 30, ha mollato il lavoro giornaliero al call center. «Con i turni di notte qui, non ce la facevo più fisicamente, ma 800 euro non sono sufficienti tra affitto, auto, spese. Le Poste dicono che il personale è in esubero, eppure ci sono state altre 4 assunzioni part-time. I carichi di lavoro sono impressionanti e serve il tempo pieno, ma non ci ascoltano». Sindacati contro la precarietà nelle Poste Italiane Su 560 persone assunte in tutta Italia da Poste Italiane nel 2024 con il contratto «applicativo» a 18 ore, la stragrande maggioranza è passata al full-time e 130 sono rimasti part-time, di cui 26 a Cuneo. «All’inizio erano una trentina, chi si è licenziato l’ha fatto per la bassa remunerazione a fronte dell’impegno - ricorda la segretaria generale di Slc Cgil Piemonte, Nunzia Mastrapasqua - e soprattutto per la mancanza di prospettive». Doriana Isoardi, segretaria provinciale di Uil Poste, rincara: «Un’azienda pubblica deve garantire lavoro stabile e dignità, non una precarietà mascherata. Da due anni questi colleghi garantiscono il servizio con un part-time notturno, mentre i volumi crescono e l’organizzazione del lavoro si regge sul loro sacrificio. È questa l’innovazione, la sostenibilità, la responsabilità sociale di Poste Italiane?».