Roma, 21 mag. (askanews) – Si è conclusa la campagna oceanografica EMSO-SA (European Multidisciplinary Seafloor and Water Column Observatory – Southern Adriatic) del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), svolta a bordo della nave oceanografica Cnr, ‘Gaia Blu’. Partita dal porto di Bari, la missione ha interessato il Mar Adriatico meridionale ed è stata dedicata alla manutenzione dei siti osservativi sommersi, parte di una rete europea per il monitoraggio continuo degli oceani.
A bordo, la nave si trasforma in un vero laboratorio galleggiante. “Sul fondo del mare e lungo tutta la colonna d’acqua operano sensori, trappole di sedimento e boe che raccolgono dati in tempo reale su temperatura, correnti, ossigeno e biodiversità, offrendo una fotografia dinamica e costantemente aggiornata dello stato del mare”, spiega Stefano Miserocchi, dell’Istituto di scienze polari del Cnr (CnrIsp) di Bologna e coordinatore campagna EMSO-SA. “Gli strumenti degli osservatori sottomarini sono stati recuperati, i dati scaricati dalle memorie interne e le batterie sostituite per poi essere controllati e rimessi in acqua, così da funzionare per mesi o anni anche in condizioni estreme”.
“Un ruolo centrale è affidato agli ancoraggi oceanografici” evidenzia Vanessa Cardin, dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale – OGS e coordinatrice della Regional Facilty del sito sud Adriatico che fa parte dell’infrastruttura europea EMSO-ERIC. “Si tratta di piattaforme strumentali ancorate fino a oltre mille metri di profondità, capaci di acquisire in continuo dati fisici e biochimici dell’oceano profondo. Queste infrastrutture operano come vere e proprie ‘sentinelle del mare’, fondamentali per monitorare la variabilità marina e gli effetti dei cambiamenti climatici sugli ecosistemi e sulla circolazione oceanica nel lungo periodo”.






