È morto il cardinale e arcivescovo Camillo Ruini, aveva 95 anni. Presidente della Conferenza episcopale italiana (CEI, l’assemblea dei vescovi italiani) dal 1991 al 2007 ed ex cardinale vicario del papa per la diocesi di Roma, Ruini fu per anni uno dei religiosi più noti e influenti dal punto di vista politico, intervenendo spesso e con toni perentori per opporsi a iniziative dei governi di turno, specialmente quelli progressisti.
Ruini nacque a Sassuolo, in provincia di Modena, nel 1931. Fu un filosofo e un teologo precoce e di grande rilievo, ed entrò presto nelle grazie di Giovanni Paolo II, che lo nominò cardinale nel 1991 (aveva sessant’anni, relativamente giovane per il ruolo). Nello stesso anno, dopo che già nei cinque anni precedenti era stato un influente segretario generale della CEI, ne divenne presidente sempre per volere del papa, rimanendo in carica per i successivi 16 anni: è tuttora il più lungo mandato della storia della CEI, fondata nel 1952.
La carriera di Ruini nella CEI iniziò in un momento storico in cui il partito di riferimento dei cattolici, la Democrazia Cristiana, si avviava verso un irreversibile declino. Dopo aver tentato invano di favorire la nascita di un nuovo partito centrista e conservatore, Ruini finì col tempo per assegnare alla CEI un ruolo fino ad allora mai visto, molto più politico, fino a farla diventare di fatto l’organo di riferimento dei cattolici impegnati nella vita pubblica italiana. In particolare, Ruini si contrappose costantemente ai governi di centrosinistra guidati da Romano Prodi tra il 1996 e il 1998 e poi soprattutto tra il 2006 e il 2008, spostando la CEI su posizioni più vicine al centrodestra, il cui leader in quegli anni era Silvio Berlusconi. Gli scontri più duri col centrosinistra avvennero sui temi etici e sulle riforme per i diritti civili.











