Milano, 21 mag. (askanews) – Il mercato degli integratori in Europa nel 2025 ha toccato i 24 miliardi di euro, con una crescita a valore del 10% rispetto all’anno precedente. A fronte di questa crescita i rappresentanti del comparto italiano ritengono non più rinviabile un intervento a livello normativo, con un’armonizzazione progressiva a livello europeo. L’occasione per questa riflessione è stata offerta dall’assemblea annuale di Integratori & salute, la realtà italiana che conta circa 200 aziende nazionali e multinazionali del settore (parte di Unione italiana food).

“Gli integratori alimentari non sono alimenti come gli altri ma non sono neanche farmaci, allora forse integratori alimentari non è il nome giusto – ha detto un po’ provocatoriamente il presidente Germano Scarpa – Noi chiediamo una normativa moderna, coerente e proporzionata, distinta sia da quella alimentare che da quella del farmaco. Per troppo tempo il settore è stato schiacciato tra due modelli che non ci appartengono, da un lato la normativa alimentare classica e dall’altro quella per i farmaci”. Oggi, ha lamentato Scarpa nel suo intervento “siamo prigionieri di una legislazione che ha 40 anni. Applicare regole concepite per alimenti tradizionali significa ignorare la specificità scientifica, tecnologica e produttiva ma sarebbe altrettanto sbagliato assimilarli ai farmaci. Il mondo industriale non vuole assolutamente confondersi con i farmaci”. “Il nostro settore – ha chiosato – non può continuare a vivere in questa terra di nessuno, servono regole autonome, chiare scientificamente fondate, proporzionate al rischio reale dei nutrimenti e armonizzate a livello europeo. Serve che il legislatore riconosca finalmente gli integratori come categoria specifica del consumer care. Noi non chiediamo scorciatoie”.