La Bosch di Bari è diventata un simbolo della crisi dell’industria automobilistica europea. Da punto di riferimento per i motori diesel grazie alla tecnologia del common rail, si è trasformata nell’ennesimo caso di progressiva dismissione delle attività, complice la demonizzazione dei propulsori a gasolio, le politiche comunitarie e l’incapacità - soprattutto italiana - di individuare strade alternative concrete e sostenibili.

Basta un dato: oggi la forza lavoro conta poco più di 1.400 collaboratori, circa mille in meno rispetto al picco dell’epoca d’oro della produzione di componenti per motori diesel.

L’azienda tedesca ha più volte cercato sbocchi alla crisi dell’impianto di Modugno, presentando progetti di riconversione con risultati limitati. Emblematico il caso della produzione di e-bike, mai realmente decollata. Ora, però, emerge un nuovo tentativo di rilancio, incentrato proprio sullo storico core business diesel.

Il progetto di rilancio

Nel corso dell’ultimo anno è stato avviato un percorso di trasformazione dello stabilimento con l’obiettivo di sviluppare un hub europeo dedicato al remanufacturing di componenti automotive destinati all’aftermarket. In altre parole, il futuro dell’impianto punta sull’economia circolare, in linea con quanto sta avvenendo in altri siti automotive europei, tra cui Mirafiori, a Torino.