Sessantanove assunzioni, 104 tirocini attivati e oltre 560 attività formative tra corsi, percorsi e ore di formazione. Sono i numeri dei torinesi aiutati sul piano lavorativo grazie ai “Piani Generativi”, il progetto del Comune partito lo scorso anno e finanziato con 4,2 milioni di euro attraverso il programma europeo PN Metro Plus 2021-2027, con il contributo della Compagnia di San Paolo. Le storie Dietro questi dati ci sono storie di persone che, spesso per la prima volta dopo anni, sono riuscite a rientrare nel mondo del lavoro: ex detenuti, ragazzi fragili, migranti, over 50 rimasti ai margini del mercato occupazionale e persone con disabilità cognitive che hanno ritrovato un percorso professionale e una nuova autonomia. Percorsi costruiti attraverso 29 progetti promossi da cooperative sociali, associazioni, imprese sociali ed enti del Terzo settore, distribuiti in tutte le otto circoscrizioni cittadine. «Questi risultati dimostrano l’impegno della città per sostenere l’economia sociale e le cooperative del nostro territorio, che da sempre animano tanti luoghi della solidarietà e della prossimità», ha commentato l’assessore al Welfare, Jacopo Rosatelli, durante una commissione comunale sul tema. L’obiettivo dei progetti Complessivamente, le persone coinvolte nei diversi percorsi sono state più di 400. A seguirle sono state realtà già profondamente radicate nei quartieri torinesi: Orti Generali, Kairos, Casa del Quartiere, Panacea Social Farm, CoAbitare, Paradigma, Ecosol, Piazza del Lavoro, Karibu Open e Stampatori 5, solo per citarne alcune. Realtà che, con i “Piani Generativi”, hanno trasformato bistrot sociali, orti urbani, coworking e laboratori in spazi dove in tanti, dopo diverso tempo, hanno ricostruito relazioni, competenze e opportunità di lavoro. Le iniziative Le iniziative erano state suddivise in sette grandi aree di attività: ristorazione sociale, sartorie inclusive, artigianato, agricoltura urbana, turismo sociale, sport e formazione. La maggior parte delle storie illustrate ieri passa proprio da cucine e bistrot: a Falchera, il progetto “SìFalchera” ha utilizzato cucina e formazione alimentare per creare inclusione sociale attorno alla Cascina Falchera, mentre “Eco Bistro Dal Basso” ha puntato sull’inserimento lavorativo di detenuti, ex detenuti e persone con background migratorio. Altrove il lavoro è passato attraverso ago e filo. Le sartorie sociali coinvolte nel progetto hanno utilizzato il cucito e l’artigianato tessile per ricostruire fiducia, autonomia economica e relazioni sociali. Negli orti urbani e nei laboratori artigianali, invece, il reinserimento lavorativo si è intrecciato con la vita quotidiana dei quartieri. Tra gli spazi simbolo dei “Piani Generativi” c’è anche “Stampé”, il nuovo atelier sociale di comunità nato in via Stampatori: uno spazio che mette insieme coworking, orientamento al lavoro, attività culturali e promozione delle realtà del Terzo settore.
Ecco come Torino ha reinserito con i “Piani generativi” 70 persone fragili nel mondo del lavoro
Tra i beneficiari del progetto cofinanziato da Compagnia di San Paolo ci sono over 50, ex detenuti e persona con disabilità: 104 tirocini e oltre 500 attività …







