Giovanni Grasso, capolista di Casa RiformistaRicevi le notizie de La Nazione su GoogleSeguiciArezzo, 21 maggio 2026 – Ancora poche ore e ad Arezzo si voterà. Si eleggono Sindaco e consiglieri comunali. 73.345 gli aventi diritto al voto. Alle Regionali dello scorso autunno nel nostro comune votarono solo il 46,79%. Al referendum di marzo, “corsero” alle urne 15.000 persone in più, quasi tutti sotto i 30 anni: più per difendere la Costituzione che per rispondere al quesito tecnico-giuridico sulla separazione delle carriere. Possiamo lecitamente prevedere che il 24-25 maggio staremo a metà di questi due risultati: circa il 56,35, pari a 41.229 votati. Molto prevedibilmente diserteranno le urne 32.116 aretini. Eppure con quel voto si decide il futuro dei prossimi cinque o magari dieci anni dell'amministrazione di questo Comune che vive una condizione di oggettiva difficoltà.
Questi oltre 32.000 aretini che rinunciano a votare avranno ovviamente le loro più o meno buone ragioni: saranno arrabbiati, stanchi, sfiduciati, o avranno visto una politica che non gradiscono e intendono lanciare un segnale di indignazione e di protesta. Tutte motivazioni che, secondo Casa Riformista, non giustificano il fatto di abbandonare un diritto (un tempo era anche un dovere, e moralmente lo è ancora oggi), e cioè la “responsabilità” di scegliere. Non andare a votare significa tirarsi indietro, non partecipare. Fare scegliere gli altri al posto loro. E per dirla con Gaber: “La libertà non è star sopra un albero, libertà è partecipazione”.






