Francesca Albanese, relatrice speciale dell'Onu per i territori palestinesi
Ora è ufficiale. Gli Stati Uniti hanno revocato le sanzioni nei confronti di Francesca Albanese, la relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati che aveva duramente criticato Israele, ottemperando a un'ordinanza giudiziaria. Un avviso pubblicato sul sito web del dipartimento del Tesoro non ha dato alcuna spiegazione ufficiale per questa decisione, ma ha ufficializzato la rimozione dalla "lista nera", costatale un blocco a livello globale con l'impossibilità di usare le principali carte di credito o l'esecuzione di ogni transazione bancaria.La rimozione dalla lista delle persone sanzionate arriva una settimana dopo che un giudice federale aveva temporaneamente bloccato le sanzioni per Albanese, ritenendo che l'amministrazione Trump avesse probabilmente violato il diritto alla libertà di parola della relatrice Onu. Albanese era stata sanzionata l'anno scorso con il divieto di ingresso negli Stati Uniti e di apertura di conti bancari nel Paese.Parigi boccia la cittadinanza onorariaUna buona notizia per Francesca Albanese, arrivata però poco dopo un'altra meno positiva. Nelle scorse ore, infatti, il consiglio di Parigi ha respinto con 76 voti a favore della bocciatura e 48 contrari la proposta presentata dal partito di sinistra "La France Insoumise" per conferirle la cittadinanza onoraria della città."Dichiarazioni partigiane e provocazioni ideologiche"A sostenere la bocciatura della mozione sono stati i gruppi Mouvement democrate (MoDem), Renaissance e socialisti e repubblicani. A favore del conferimento della cittadinanza hanno invece votato Verdi, La France Insoumise e i comunisti. Nel dibattito in aula è intervenuto anche Sandro Gozi, consigliere di Parigi in quota MoDem ed eurodeputato di Renew Europe, che ha contestato duramente la proposta. "La cittadinanza onoraria di Parigi non può diventare uno strumento militante né un simbolo di radicalizzazione politica - ha dichiarato Gozi nel suo intervento -. Come può una grande capitale europea, città del dialogo e dell'universalismo, onorare una personalità che da anni moltiplica dichiarazioni partigiane e provocazioni ideologiche?".Gozi ha ricordato alcune dichiarazioni di Albanese sul conflitto israelo-palestinese e sul 7 ottobre, definendo "gravissime" le parole con cui aveva sostenuto che "la violenza di oggi deve essere contestualizzata". "Si può davvero contestualizzare il terrorismo? Si può relativizzare la barbarie?", ha affermato.Sandro Gozi ha inoltre citato l'episodio avvenuto a Reggio Emilia, quando Albanese interruppe pubblicamente il sindaco dopo un riferimento alla soluzione "due popoli, due Stati" e alla liberazione degli ostaggi israeliani. "Una rappresentante delle Nazioni Unite che rifiuta persino il principio della coesistenza e intima a un sindaco democraticamente eletto di non ripetere certe parole non può rappresentare un simbolo per Parigi", ha detto. "Parigi non ha vocazione a diventare il teatro delle radicalità importate. Conferire questa onorificenza sarebbe stato un errore morale, politico e storico", ha concluso.Tornando alla vicenda degli Stati Uniti, Albanese era stata sanzionata nel luglio 2025 per il suo sostegno alle indagini della Corte penale internazionale contro funzionari israeliani e statunitensi. Nel suo rapporto "Dall'economia di occupazione all'economia di genocidio", la relatrice aveva accusato, tra le altre cose, le principali aziende tecnologiche statunitensi di fornire un supporto cruciale alle operazioni militari israeliane nei territori palestinesi.Francesca Albanese era stata accusata di avere una posizione ostile agli interessi statunitensi, auspicando una condanna del tribunale dell'Aia. Il segretario di Stato americano Marco Rubio aveva parlato di "sforzi illegittimi e vergognosi di sollecitare un'azione della Corte penale internazionale contro funzionari, aziende e dirigenti statunitensi e israeliani", aggiungendo che la "campagna di guerra politica ed economica di Albanese contro gli Stati Uniti e Israele non sarà più tollerata".Da allora Albanese non può entrare nel territorio statunitense e non ha accesso ai suoi conti correnti bancari. La relatrice Onu ha più volte denunciato di non avere più una carta di credito e di essere "costretta a girare con i contanti", definendo il provvedimento punitivo e persecutorio. A febbraio il marito e la figlia di Albanese avevano fatto causa all'amministrazione Trump, sostenendo che le sanzioni avrebbero reso "quasi impossibile far fronte alle esigenze della vita quotidiana". Nel ricorso era stato evidenziato che le parole della relatrice non potevano avere "alcun effetto vincolante sulle azioni della Corte penale internazionale" e altro non erano "che una sua opinione".Il giudice del tribunale distrettuale di Washington, Richard Leon, aveva stabilito che il provvedimento della Casa Bianca viola in effetti il primo emendamento della Costituzione statunitense che tutela le libertà fondamentali dell'individuo. In altre parole Albanese sarebbe stata sanzionata solo per le sue idee "o per il messaggio espresso" e il fatto che sia residente fuori dagli Stati Uniti non può far venire meno il principio che sancisce la libertà di parola."Proteggere la libertà di espressione è sempre nell'interesse pubblico - aveva scritto Albanese sui social citando le parole del tribunale -. Grazie a mia figlia e a mio marito per essersi fatti avanti per difendermi e a tutti coloro che finora ci hanno aiutato".










