C’è chi augura lo stupro, chi la morte, chi violenze fisiche di vario genere. Lo fanno nei commenti a un video Instagram, alcuni con nome e cognome, molti con account falsi. Sono a decine, e sono solo uno spaccato di un odio social che dilaga indisturbato, dove gli insulti si alternano a vere e proprie minacce. I bersagli sono l’europarlamentare di Avs Ilaria Salis e la consigliera regionale Valentina Cera, che sei giorni fa sono state nella Borgata Santa Maria di Moncalieri, lì dove sorgono gli alloggi popolari della città che domenica andrà al voto. Il messaggio sul diritto alla casa «L’accoglienza è stata calorosa, quasi una festa, in molti ci hanno aperto la porta di casa propria» racconta Valentina Cera. Il messaggio condiviso è stato quello sul «diritto alla casa, ascolto delle persone e necessità di costruire sicurezza sociale attraverso servizi, comunità e dignità». Ma i commenti sotto il video in cui compaiono le due elette non sono (solo) di critica politica. La maggioranza sono invettive con un linguaggio che, semplicemente, non dovrebbe esistere. “Mauro.bonato” (questo il nickname) scrive: «Subito, urgente, cerchiamo volontari per “trattamento alla Franca Rame”». Il 9 marzo 1973 a Milano l’attrice, impegnata politicamente con il marito Dario Fo a favore (tra le altre cose) dei detenuti di estrema sinistra, venne fatta salire a forza su un furgone, stuprata e seviziata per ore e poi abbandonata in un parco. Molti anni dopo, quando il reato era ormai andato in prescrizione, si scoprì che i mandanti furono ufficiali della caserma dei Carabinieri Pastrengo, gli autori cinque paramilitari di estrema destra. Insulti e minacce contro le figure politiche L’unico like al suo commento è di “Marcello.gallo.397”, che poco più giù si chiede: «Non ti ha preso nessuno a martellate?»; “ghil1erd” invita Ilaria Salis a passare al suo «paese così non ti lascio andare via.. ti sotterro nel giardino» e altre amenità; “er852413” esclama «un’auto in corsa manco ti investe» e altri insulti (l’apostrofo, nel commento originale, non c’è, ndr). Se ci si prende la briga di seguire la sua carriera-social su Thread si possono trovare altri improperi simili, tutti rivolti a figure politiche non apprezzate, da «ma perché vivi inutile essere» a «ma chi è sto cesso». Campagna “Odiare ti costa” L’elenco degli odiatori social potrebbe andare avanti per moltissime righe. «Le parole non sono neutre - dichiara Valentina Cera -. Le parole costruiscono clima sociale, legittimano comportamenti, alimentano violenza reale. E quando l’odio online viene normalizzato, a pagarne il prezzo sono soprattutto le donne, le persone fragili, chi espone il proprio corpo e la propria voce nello spazio pubblico. Per questo aderiamo pienamente allo spirito della campagna nazionale “Odiare ti costa”, nata proprio per ricordare che dietro uno schermo non si è impuniti e che la violenza verbale può avere conseguenze concrete». Ma non solo. Perché chi scrive pensando di essere protetto da uno schermo non può continuare a rimanere impunito. E così, la consigliera di Avs intende sporgere denuncia: «Io mi riservo di adire le vie legali nei confronti degli autori dei commenti più gravi». E conclude: «C’è un problema culturale enorme nel clima d’odio che una certa destra continua ad alimentare quotidianamente, trasformando il dissenso in disumanizzazione dell’avversario politico. Noi però non ci faremo intimidire. Perché l’odio non ci fermerà».