Contenuto tratto dal numero di maggio 2026 di Forbes Italia. Abbonati!
“La fantascienza ha tracciato una direzione e noi la seguiamo”. Quando Aiko è nata, nel 2017, il mercato per ciò che l’amministratore delegato, Lorenzo Feruglio, e gli altri fondatori avevano in mente non esisteva ancora. Loro volevano semplificare le missioni spaziali grazie all’intelligenza artificiale. Un buon motivo per dare corpo alla visione aziendale, non senza una dose di coraggio: non inseguire un trend, ma “educare i clienti ai benefici di certe tecnologie”. Vale a dire capacità di calcolo e analisi dei dati già a bordo dei satelliti, ottimizzazione dell’energia, previsione dei guasti con giorni o mesi di anticipo. Da lì all’immaginario caro a Isaac Asimov, fra insediamenti su suoli alieni, infrastrutture e città extraterrestri erette da robot capaci di prendere decisioni autonome, il passo in effetti sembra breve.
Le cose hanno iniziato a concretizzarsi nel 2019. ”A meno di due anni dalla fondazione, siamo stati la prima azienda al mondo a dimostrare in orbita l’utilizzo di deep learning su satelliti di osservazione della Terra. Il primo grosso risultato fu anche uno statement forte: quanto dicevamo possibile lo era davvero”, spiega il ceo, cogliendo un paradosso di un dominio futuristico per eccellenza: “Lo spazio è uno dei settori in cui il potenziale di adozione è ancora largamente inespresso. C’è un’ampia prateria da esplorare”.









