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Le primarie in corso in Texas per scegliere i candidati a un seggio al Senato sono una sintesi di tutta la politica nazionale statunitense. È una storia che contiene i contrasti fra Democratici e Repubblicani e le loro divisioni interne, la scarsa popolarità del presidente Donald Trump ma anche la sua influenza ancora enorme, il voto delle cosiddette “minoranze” – che in Texas non sono più tali – e un buon numero di scandali e complotti. Il tutto in uno stato a maggioranza conservatrice ma che sta cambiando molto, e in cui da tempo a ogni elezione una vittoria clamorosa dei Democratici viene presentata come plausibile, anche se poi non avviene.

Il voto di novembre rientra nelle più ampie elezioni di metà mandato, con cui verranno rinnovati tutti i 435 seggi della Camera e un terzo (33) di quelli per il Senato degli Stati Uniti. Nello stesso giorno saranno eletti anche i governatori o le governatrici di 36 stati su 50. Le elezioni di metà mandato sono un momento da sempre molto delicato per i presidenti in carica, il cui partito di solito è sfavorito e perde seggi; quest’anno potrebbero esserlo ancora di più per Trump, con una guerra in corso, una crisi energetica alle porte e i prezzi che continuano ad aumentare. Ci sarà insomma parecchia attenzione.