Due vittorie nello Stato che è storicamente la roccaforte dei repubblicani e di Donald Trump, e che dai democratici vengono interpretate come un segnale di speranza per le elezioni di midterm che si svolgeranno a novembre. Sono due i seggi che i dem hanno strappato al Gop in Texas: uno al Senato statale – nel distretto di Fort Worth in cui il presidente nel 2024 aveva vinto con 17 punti di vantaggio -, dove il leader sindacalista Taylor Rehmet ha sconfitto con 16 punti di margine la conservatrice Leigh Wambsganss, sostenuta da Trump. L’altro alla Camera federale, dove Christian Menefee (nella foto) ha vinto un seggio, da tempo vacante, in un distretto dem di Houston, cosa che restringerà ad appena 4 seggi, 218 a 214 la maggioranza repubblicana. Il Senato degli Stati Uniti, controllato dai repubblicani con 53 voti contro 47, rappresenterà una sfida più grande per i democratici, ma i leader del partito sono incoraggiati dai loro candidati che hanno già vinto in stati competitivi come la Carolina del Nord, il Maine, l’Ohio e persino l’Alaska. Un segnale preoccupante per i repubblicani, ma che il tycoon ha minimizzato: “Non sono coinvolto, sono elezioni locali in Texas”, ha detto, attribuendo la sconfitta al fatto che lui non fosse sulla scheda elettorale. Parole che sono in contrasto con i commenti arrivati dai vertici repubblicani del Texas, preoccupati dalla sconfitta Maga in una delle sue roccaforti. Sul fronte dei consensi, secondo un sondaggio condotto da Pew Research e pubblicato il 29 gennaio, la fiducia degli elettori nei confronti di Trump è scesa di 3 punti percentuali rispetto allo scorso autunno, attestandosi ora al 37%. Anche la fiducia nel rispetto di Trump per i valori democratici degli Stati Uniti, nella sua capacità di scegliere buoni consiglieri e di agire eticamente durante il suo mandato è diminuita rispetto all’anno scorso.
Texas: dem strappano seggi ai repubblicani nella roccaforte di Trump
Segnali preoccupanti per i repubblicani in Texas, dove i democratici vincono due elezioni in distretti storicamente conservatori












