È bufera attorno alla manifestazione del 10 maggio scorso al cippo che a Casalecchio ricorda le 13 vittime dell’Eccidio del Cavalcavia, avvenuto il 10 ottobre 1944. Un gruppo di esponenti delle associazioni Russia Emilia Romagna, Amicizia Bielorussia Emilia Romagna, Comitato Ucraina Antifascista, Amicizia e Solidarietà Italia-Rpdc e della rivista Marx21 hanno organizzato un "Reggimento Immortale", una manifestazione uguale a quelle che si tengono in Russia per ricordare i caduti della Seconda Guerra Mondiale. Nell’Eccidio del Cavalcavia furono sei, di cui tre mai identificati, i russi trucidati dai nazifascisti. Sul Cippo sono stati deposti una corona di alloro con questa scritta sul cartiglio in rosso: "Onore ai combattenti sovietici". Mentre su un’altra, posata alla base del Cippo il cartiglio recitava "Consolato Generale Russia di Milano". Tra i manifestanti sventolavano bandiere russe e un ritratto di Stalin. "C’erano anche bandiere della Repubblica del Donesk, proclamata da Putin, e anche il Nastro di San Giorgio di colore arancio e nero che, dal 2014, dall’invasione della Crimea, è diventato il simbolo della politica imperiale russa", rivela Sofia Ventura, docente a Scienze Politiche dell’Alma Mater e casalecchiese doc, che il 12 maggio, con una pec ha chiesto al sindaco Ruggeri di rimuovere quei fiori e quei simboli.