Esperti internazionali coordinati dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) stanno valutando il possibile ricorso a vaccini sperimentali e a trattamenti alternativi per contenere il focolaio di ebola che si sta diffondendo rapidamente nella Repubblica democratica del Congo.A oggi sono noti tre virus distinti in grado di provocare focolai di ebola: il virus Ebola, il virus Sudan e il virus Bundibugyo. In tutti e tre i casi, il tasso medio di mortalità si aggira intorno al 50 per cento. Nelle epidemie precedenti legate esclusivamente al ceppo Bundibugyo, l’Oms indica una letalità compresa approssimativamente tra il 30 e il 50 per cento.Per il ceppo Bundibugyo, responsabile dell’attuale focolaio in Congo, al momento non esistono vaccini né trattamenti approvati o sperimentali con risultati comprovati.“A livello internazionale, stiamo valutando quali vaccini o trattamenti candidati siano disponibili e se qualcuno possa essere utile in questo focolaio”, ha spiegato Anne Ancia, rappresentante dell’Oms nella Repubblica democratica del Congo, aggiungendo che l'organizzazione sta considerando la possibilità di utilizzare il vaccino Ervebo per contenere la diffusione del virus, che tuttavia non sarebbe disponibile prima di due mesi.La decisione finale sarà presa dai governi della Repubblica democratica del Congo e dell’Uganda, dove sono già stati confermati almeno due casi.La corsa alle contromisure“Di fronte a un focolaio causato da un ceppo per cui non esistono contromisure, è necessario dare indicazioni sull’approccio migliore da seguire. Valuteremo le prove disponibili e prenderemo una decisione”, ha commentato Mosoka Fallah, direttore ad interim del dipartimento scientifico dei Centri africani per il controllo e la prevenzione delle malattie (Africa Cdc).Finora, il Congo conta oltre 500 casi sospetti e circa 130 decessi potenzialmente legati alla malattia. I numeri mostrano un aumento considerevole rispetto ai circa 200 contagi e 65 morti segnalati alla fine della scorsa settimana, quando le autorità sanitarie avevano confermato ufficialmente il focolaio.Nello scorso fine settimana, l’Oms e gli Africa Cdc hanno dichiarato lo stato di emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale, insistendo sull’urgenza di contenere la diffusione del virus.La Coalizione per le innovazioni nella preparazione alle epidemie, l’organizzazione che finanzia lo sviluppo di nuovi vaccini e partecipa alla valutazione dei possibili trattamenti, ha ricordato che tra il 2018 e il 2019 un focolaio in Congo, causato dal ceppo Zaire, impiegò quasi due anni per essere messo sotto controllo, nonostante esistesse già un vaccino approvato per la variante.Richard Hatchett, direttore generale dell’organizzazione, ha avvertito che la violenza e l'insicurezza nella regione rappresentano un ostacolo importante per il contenimento epidemiologico. “Il livello di preoccupazione per questo focolaio è piuttosto alto. La situazione sul fronte della sicurezza è molto grave, quindi condurre sperimentazioni cliniche sarà difficile, anche se necessario”, ha dichiarato.Il mondo non è pronto per la prossima pandemiaAnche se il rischio che l’attuale focolaio di ebola in Congo si trasformi in una pandemia simile a quella di Covid-19 è basso, lo stato di emergenza sanitaria riflette le preoccupazioni dell’Oms sulla capacità limitata dei sistemi sanitari internazionali e della comunità globale di rispondere in modo efficace a una crisi sanitaria mondiale.Un recente rapporto del Global Preparedness Monitoring Board (Gpmb) dell’Oms conclude che i focolai di malattie infettive sono sempre più frequenti e dannosi, mentre la capacità di risposta delle società si indebolisce a causa della mancanza di finanziamenti e della frammentazione geopolitica.Secondo il documento, a dieci anni dalla più grave crisi di ebola mai registrata e a sei anni dal Covid-19, “il pianeta non è più al sicuro dalle pandemie. Al contrario, è più vulnerabile”.Il comitato ha esortato i leader politici a istituire meccanismi permanenti e indipendenti di monitoraggio per valutare il rischio di future pandemie, garantire un accesso equo a vaccini, test diagnostici e trattamenti, e assicurare finanziamenti solidi sia per la preparazione sia per le attività di risposta.L’avvertimento di Joy Phumaphi, copresidente della Gpmb, riassume la preoccupazione dell’organismo: “Se la fiducia e la cooperazione continueranno a incrinarsi, tutti i paesi saranno più esposti quando arriverà la prossima pandemia. Prepararsi a una pandemia non è solo una questione tecnica. Vuol dire anche dimostrare leadership politica”.Questo articolo è apparso originariamente su Wired en Español.
L'Oms pensa a vaccini sperimentali per contenere il focolaio di ebola in Congo
Mentre il rischio di una nuova pandemia resta basso, l'Organizzazione mondiale della sanità sta valutando le misure da adottare per contenere la diffusione della malattia










