Non è mai banale la continuità quando assomiglia a una transizione guidata. Nell'epoca in cui la finanza globale corre sul filo degli algoritmi e delle tensioni geopolitiche, il mondo bancario italiano sceglie di non cambiare, ma di gestire la nuova fase. L'indicazione ieri, all'unanimità di Antonio Patuelli alla presidenza Abi per il biennio 2026-2027, anticipata da Il Messaggero del 26 aprile, non è soltanto l'avvio del 7° e ultimo mandato, - iniziato il 30 gennaio 2013 - «come da lui chiesto» (Camillo Venesio), ma anche l'inizio di un percorso di profonda autoriforma che ridisegnerà la governance.A farsi promotori di questa transizione, proponendo la conferma di Patuelli, sono stati Gian Maria Gros-Pietro e Venesio. Una proposta mossa dall'apprezzamento per il lavoro svolto dal banchiere che dal 1995 guida Cassa di Ravenna, in questi anni, che ha riscosso un riconoscimento unanime all'interno della categoria.
Patuelli ha incassato un voto palese che fotografa una «grande prova di unità del mondo bancario italiano», emersa dopo uno scouting meticoloso tra i banchieri. Ma per capire la portata di questo passaggio, occorre guardare a cosa si lascia alle spalle il mandato che sta per concludersi.Negli ultimi anni, l'Abi ha dovuto navigare in acque decisamente agitate. Il settore bancario italiano ha affrontato la complessa stagione del rialzo dei tassi d'interesse da parte della Bce, gestendo il delicato equilibrio tra la redditività e la tenuta del tessuto produttivo del Paese, messo a dura prova dall'inflazione. In questo periodo, l'associazione ha lavorato per smussare gli angoli delle riforme regolamentari europee, difendendo le specificità del nostro modello di banca commerciale e affrontando i tavoli di trattativa più caldi, non ultimo il rinnovo del contratto nazionale di lavoro del settore, cruciale per governare la transizione digitale senza lasciare indietro il capitale umano.Ora, il biennio 2026-2027 si prospetta come il mandato delle riforme strutturali. L'obiettivo programmatico è modernizzare le regole di ingaggio per favorire ricambio generazionale e inclusività.Assemblea del 15 luglio Nel prossimo futuro, l'Abi si impegnerà ad ampliare la platea dei papabili alla presidenza attraverso un allargamento dell'Esecutivo che comprenderà anche il presidente o il vice delle principali controllate dei grandi gruppi, superando storici vincoli di rappresentanza e fotografando meglio l'attuale articolazione dei campioni bancari nazionali. Parallelamente, l'orizzonte temporale si farà più lungo: tra le modifiche statutarie vi sarà l'estensione della durata del mandato da due a tre anni, garantendo maggiore stabilità.Patuelli si appresta così a vivere una presidenza da traghettatore, con il compito di accompagnare l'Associazione verso una nuova era di governance, garantendo stabilità immediata e, contemporaneamente, scrivendo le nuove regole per affrontare nuove sfide che saranno gestite, con sapiente capacità, dal dg Marco Elio Rottigni e dal vicedg vicario Gianfranco Torriero.Dopo l'indicazione di ieri, l'assemblea del 15 luglio a Roma eleggerà il nuovo consiglio che a sua volta nominerà per l'ultima volta Patuelli.










