Drake ormai sembra fermo al palo. Dopo la presunta sconfitta nella faida a colpi di rap con Kendrick Lamar nel 2024, l’artista canadese è diventato schiavo del suo personaggio. Lamar ha usato l’aspro confronto con il collega, culminato con le accuse di pedofilia nell’ormai famosissimo brano Not like us, per dare un nuovo slancio alla sua carriera: ha pubblicato l’ottimo disco GNX e si è portato a casa altri Grammy, con una reputazione tutto sommato immacolata nonostante gli evidenti colpi bassi che ha dato e ricevuto.
Drake, invece, è rimasto intrappolato in una narrazione in cui (non a torto) viene considerato “il cattivo” tra i due, quello più cinico e meno autentico (per citare Lamar, “You run to Atlanta when you need a few dollars”). Si percepisce anche terra bruciata attorno a lui da parte della comunità hip-hop statunitense, tranne qualche eccezione.
E i problemi non gli mancano: dalla causa legale con la sua etichetta discografica allo scandalo legato all’uso dei soldi provenienti da un casinò online a cui faceva pubblicità, fino a suoi discussi rapporti con personaggi come Adin Ross, esponente di spicco della manosfera, i gruppi online misogini e antifemministi.
Questa parte del cattivo è rimasta così incollata a Drake che la sua musica è diventata man mano più rancorosa e fuori fuoco. Lo dimostra la strana decisione di pubblicare ben tre dischi nuovi il 15 maggio: Iceman, Maid of honour e Habibti. Una scelta particolarmente infelice, dato che il rapper non si trova in un momento di grande ispirazione.








