HomeMassa CarraraCronaca"La paura non chiuda le città". L’appello di Elena Granata per salvare gli spazi pubbliciIncontro con la consulente scientifica della prossima edizione del festival ‘Con-Vivere’ . L’architetta urbanista: " Ricevere la bellezza da chi ci ha preceduto richiede cura e responsabilità".Incontro con la consulente scientifica della prossima edizione del festival ‘Con-Vivere’ . L’architetta urbanista: " Ricevere la bellezza da chi ci ha preceduto richiede cura e responsabilità".Ricevi le notizie de La Nazione su GoogleSeguici“La città è di tutti“ è il titolo dell’ultimo libro di Elena Granata (Einaudi) ed è il grido di allarme che l’autrice, scelta come consulente scientifica della prossima edizione di Con-vivere, tema “Abitare“, che si svolgerà dal 10 al 13 settembre, ha lanciato alla conferenza stampa in cui si è presentata. "Questa volta abbiamo scelto un’architetta urbanista per dare un taglio nuovo alla manifestazione" ha detto Enrico Isoppi, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Carrara, che come sempre sostiene l’iniziativa. E Gea Dazzi, assessora alla cultura, ha sottolineato: "Ci aspettiamo da lei tanti buoni suggerimenti".
Professoressa associata al Politecnico di Milano dove insegna Urbanistica, Granata ha svolto ricerche e studi per il Ministero dei Lavori Pubblici e la Regione Lombardia, e intervistata dalla giornalista Ilaria Borghi si è detta convinta che l’Abitare è il tema più minacciato: "Oggi tutti noi siamo a rischio nella nostra possibilità di abitare. Un tema che parla di noi, dei nostri figli, del rapporto con le piante e con gli animali. Non è un tema tecnico, ma un comune destino, tutti noi siamo abitatori del tempo che ci è dato". Abitare significa vivere, appartenere a un luogo, essere coinvolti in una relazione con la natura. Tutti noi abbiamo diritto di appartarci ma anche di avere un “fuori“. Quello che accade quando l’interno prevale sull’esterno l’abbiamo sperimentato con il Covid: "esperienza lancinante di sottrazione della dimensione civile pubblica, del rapporto con l’altro, una ferita che per le nuove generazioni non si è ancora rimarginata".








