L’Europa non sarà mai completamente indipendente dalle tecnologie straniere. È la valutazione di Juha Martelius, capo del Servizio di sicurezza e intelligence finlandese (Supo), secondo cui il continente resta intrappolato in una doppia dipendenza strutturale: software proveniente dagli Stati Uniti e hardware prodotto in Cina. «Temo che siamo un corpo infestato da due tipi di cancro», ha dichiarato Martelius a Politico, a margine della Lennart Meri Security Conference di Tallinn, aggiungendo che questa condizione rende il sistema europeo «probabilmente impossibile da far funzionare, ma con cui si può vivere».
L’immagine è volutamente estrema e restituisce la natura del problema così come viene percepito da una parte dell’intelligence europea: non una semplice fragilità industriale, ma una forma di dipendenza sistemica incorporata nella struttura stessa dell’ecosistema digitale. Da un lato, l’infrastruttura software europea è fortemente legata agli Stati Uniti, tra cloud, sistemi operativi e piattaforme globali. Dall’altro, la base materiale della tecnologia – semiconduttori, componenti elettronici e supply chain – dipende in larga misura dalla Cina e dall’Asia. In mezzo, un’Europa tecnologicamente avanzata in termini regolatori e industriali, ma priva di controllo end-to-end sul proprio stack digitale.






