Modena. 21 maggio 2026 alle 00:19

Modena.

Non sono stati trovati segni di radicalizzazione religiosa né contatti con gruppi organizzati, come ha confermato domenica il ministro Matteo Piantedosi. Ma le indagini su Salim El Koudri vanno avanti. Da un lato per approfondire e confermare questo aspetto, dall'altro per scandagliare la sua vita alla ricerca di possibili segnali che non erano stati colti, per dare un nome più preciso al rancore che il 31enne provava. Resta infatti aperta la domanda sul movente che lo ha portato a mettersi alla guida della sua Citroen C3, arrivare da Ravarino in centro a Modena e investire a tutta velocità le persone che passeggiavano sulla via Emilia.

Con l'accusa di strage e lesioni, da sabato sera è in carcere, custodia confermata mercoledì dal Gip. Telefoni, computer, relazioni personali, disagio sociale e psichiatrico, sono il campo d'indagine in cui si muovono la squadra mobile di Modena, diretta da Mario Paternoster e la Digos, sotto il coordinamento della Procura. Al consulente tecnico Simone Gardella, nominato dai pm, è stato chiesto di analizzare i dispositivi sequestrati nell'appartamento del 31enne. Per gli esiti ci vorranno alcuni giorni. L'obiettivo è individuare le ricerche fatte sul web di analoghi episodi, espressioni o dati sintomatici di radicalizzazione su siti, o contenuti multimediali di affiliazione religiosa, autoformazione o autoaddestramento. Contatti con altre persone. Eventuale scelta degli obiettivi, monitorando le zone dove ha colpito, possibili sopralluoghi. Agli atti ci sono le lettere che nel 2021 spedì all'Università di Modena e Reggio Emilia nella quale si era laureato in Economia, dove si esprimeva il proprio disagio per la mancanza di lavoro dicendo, tra l'altro, “bastardi cristiani”. Ci sarebbero anche altre comunicazioni simili, inviate nella ricerca di un'occupazione, uno dei temi che più pesava a El Koudri.