«C’è ancora una questione meridionale e in questo momento dovrebbe essere la priorità per il Paese». Christian Ferrari, segretario confederale della Cgil, oggi introdurrà la giornata di confronto organizzata dal sindacato sul Mezzogiorno. Saranno presenti i presidenti delle regioni meridionali – Alessandra Todde (Sardegna), Roberto Occhiuto (Calabria), Antonio Decaro (Puglia) – con il presidente dell’Anci Gaetano Manfredi e Raffaele Fitto, vicepresidente della Commissione europea.
Qual è il messaggio che volete mandare?
La questione meridionale è completamente sparita dalle politiche nazionali, il governo in tutti questi anni non si è occupato di Mezzogiorno. Non solo, la maggioranza ha anche approvato la legge Calderoli sull’autonomia differenziata, alimentando un progetto che mira a dividere il paese.
La premier ha nominato un sottosegretario apposta, l’ex segretario della Cisl Luigi Sbarra, non è bastato?
Il problema non sono le formule burocratiche o le nomine istituzionali, ma le scelte politiche di fondo. In questi anni, con la Zes unica e la riforma delle politiche di coesione, abbiamo assistito a un processo di progressiva concentrazione dei poteri e delle risorse in capo a Palazzo Chigi. Distanziando i territori, escludendo le parti sociali, con gli effetti che sono sotto gli occhi di tutti. Meloni parla dei suoi grandi successi, ma la realtà è un’altra. Se non c’è una prospettiva industriale, se il lavoro è sempre più povero e i salari sempre più bassi, se i ragazzi sono costretti a emigrare, evidentemente siamo di fronte al fallimento delle ricette della destra e, quindi, alla necessità di dare vita a una linea politica alternativa.







