Ormai ci siamo. Dopo cinque anni di attesa il nome sta per arrivare. Il settimo. Prima ci sono stati Sean, George, Roger, Timothy, Pierce e Daniel. Nomi diversi ma tutti alla fine si chiamavano solo James. James Bond. Amazon, che ha acquisito il diritto della serie più longeva della storia del cinema, ha annunciato, nei giorni scorsi, che il casting è «underway» in corso. Il toto 007 è già partito da tempo come il terrore numero uno per tutti gli appassionati dell’eroe nato dalla penna di Ian Fleming.

C’è un possibile profilo che fa più paura di tutti. E non è quello di vedere l’agente segreto interpretato da una donna o da un attore di colore. I puristi sarebbero contrari ma è un’eventualità che, lasciano trapelare fonti autorevoli, non è probabile. Il pericolo vero è un altro: sentire James Bond parlare con accento americano. Questo sì che stravolgerebbe la serie. Non andrebbe bene neanche un ex suddito britannico, tipo un australiano. Si parlava, e si continua a vociferare, di Jacob Elordi. Protagonista di un non certo memorabile remake di «Cime tempestose». Con gli abitanti della terra dei canguri James Bond ha già dato in passato. Quando George Lazenby provò a far dimenticare Sean Connery. Impresa ardua per qualunque attore britannico, impossibile per un americano o un australiano. Circola ancora su YouTube un simpatico sketch durante il quale Emily Blunt racconta all’intervistatore di insegnare alla figlia, di padre americano, la corretta dizione della lingua di Shakespeare. «Si dice uoter non uooooteer» spiega. Appunto salvateci da un Bond americano. Che, peraltro, preferisce il vodka martini a un bicchiere di water.