Parte dal Cardarelli la rete europea tra i centri grandi ustionati: l’ospedale partenopeo diventa un hub centrale per la formazione del personale medico e infermieristico ai fini dell’impiego di una tecnica innovativa per il trattamento delle lesioni da fuoco. Una procedura che si basa sull’utilizzo di un farmaco a base di estratti dal gambo dell’ananas che applicato nelle primissime fasi delle ustioni, direttamente al letto del paziente, consente di trattare senza chirurgia le escare, dovute a necrosi del tessuto. Il Cardarelli dunque formerà medici di ospedali periferici italiani ed europei su questo trattamento a base di un farmaco innovativo che evita, nelle prime ore dopo l’evento, interventi chirurgici per asportare tessuti in necrosi.
Grandi ustioni, la svolta. Cardarelli hub europeo: «Qui formiamo talenti»«In Italia ci sono grandi realtà cliniche, centri di eccellenza per le maxi-emergenze, strutture dedicate a pazienti ad altissima intensità di cura, come i grandi ustionati, ma per la specificità di questi ultimi, che tendono ad esaurire rapidamente le risorse assistenziali, bisogna realizzare una rete allargata, che oggi manca, tra hub come il Cardarelli a Napoli, il Niguarda a Milano, e altre eccellenze cliniche nazionali e strutture periferiche di tutta Europa». Così Fabio Ciciliano, capo dipartimento della Protezione Civile nazionale intervenuto ieri presso la sala Moriello del Padiglione Monumentale del Cardarelli dove si è svolto un tavolo di confronto scientifico ai massimi livelli sul tema delle maxi-emergenze e dei grandi ustionati. La formazione Il Cardarelli dunque, individuerà e formerà nuclei specialistici di tutta Europa da attivare in caso di necessità in maniera coordinata e integrata. I primi 40 medici provenienti dai Balcani arriveranno a Napoli già nel prossimo ottobre. L’attività proseguirà a gruppi coinvolgendo altri ospedali. Attualmente l’ospedale partenopeo può contare su un percorso completo per le maxi-emergenze e i grandi ustionati con una terapia intensiva dedicata dotata di 8 posti letto riservati. Ma nelle maxi-emergenze queste risorse tendono a saturarsi rapidamente e pertanto occorre puntare su una rete strutturata capace di maneggiare trattamenti salvavita come l’escarectomia enzimatica, che si basa su un prodotto derivato dall’ananas e dalla papaya in grado di sciogliere i tessuti necrotici che caratterizzano le ustioni profonde. Gli interventi Al convegno, moderato dal direttore del Mattino Vincenzo Di Vincenzo, sono intervenuti il governatore Roberto Fico - che ha ricordato le necessità e urgenze di un nuovo Piano ospedaliero e territoriale e l’assessora alla Protezione civile Fiorella Zabatta. «In caso di calamità anche le Asl devono operare in sinergia» ha sottolineato, annunciando un tavolo tra le direzioni generali per elaborare protocolli ed esercitazioni. Ad illustrare il Piano europeo di maxi-emergenza Nadia De Petris presidente di European Burn associations. Il tenente generale Carlo Catalano che ha acceso i fari sulle consolidate opportunità di integrazione, in vari scenari di crisi, tra competenze sanitarie civili e militari. Alberto Alabastro, membro Icf-Hera della Commissione europea, che ha ricordato i vari scenari di crisi con cui misurarsi: «Per il Covid non eravamo preparati, oggi sappiamo che le maxiemergenze si affrontano con un ecosistema che coinvolge industria, biotech, ricerca e clinica.Bastano 50 pazienti grandi ustionati a far collassare un sistema internazionale, 10 per uno nazionale». Le ustioni sono una malattia rara ma le reti di cura un asset strategico della difesa nazionale». Sul tavolo i numeri degli Usa e dell’Europa in termini di chirurghi esperti, ospedali hub, posti letto con raccomandazioni specifiche, strategie e innovazioni tese a superare i colli di bottiglia. La rete europea delle cure? Tutta da strutturare. Il Cardarelli un faro nelle nebbie, punto di riferimento geograficamente avvantaggiato, l’unico sul versante sud orientale. Al tavolo anche Roberto D’Alessio ex primario di Chirurgia plastica del presidio partenopeo e presidente della Società italiana ustioni che ha ricordato con Citterio Buffardi Preis (Niguarda), Giuseppe Perniciaro (Asl 3 di Genova) e Romolo Villani (primario della Terapia intensiva del Cardarelli) come per anni il riferimento per la banca della pelle sia stato l’ospedale di Cesena e poi il Niguarda. «Per questa estate - ha sottolineato il manager del Cardarelli Antonio D’Amore - sarà pronta anche la prima banca del Tessuto del Mezzogiorno. Ci consentirà di effettuare trattamenti attraverso cute da donatore. La vera forza di questo team multidisciplinare - ha concluso - è nella dedizione alla realtà clinica».







